Mentre il Presidente della Bce Mario Draghi scuote i mercati e rilancia nei fatti l’economia dell’eurozona con misure straordinarie e non convenzionali con un maxi piano di acquisto di titoli pubblici “Quantitative Easing”, affermando contestualmente la sacrosanta indipendenza che deve esserci fra banche centrali e politica, fra economia e interessi spesso locali e  particolari.L’economia deve avere una sua visione tecnica e autonoma che spesso non può mediare con gli umori dei vari governa nazionali. Questa premessa  perché vorremmo parlare in questo contesto della recentissima riforma per decreto che ha innescato un rally che obbliga le prime dieci banche popolari a trasformarsi in s.p.a.

Nessuno si aspettava questa mossa a sorpresa che va nel senso di una modernizzazione del sistema creditizio italiano e che solo le banche popolari avevano fatto finta di non considerare nei fatti una anomalia tecnica di non poco conto.

Il voto capitario diciamolo con chiarezza è una anomalia e andava rimossa in banche che a tutti gli effetti di “COOPERATIVO” non hanno più nulla soprattutto oltre una soglia che le pone fra i più importanti gruppi bancari italiani.

Nessuno gridò –vorrei ricordare-allo scandalo quando nel 1992, con la legge Amato, furono riformate le Casse di Risparmio e si avviò un processo di modernizzazione e salvataggio, per alcune, grazie alla trasformazione in s.p.a. e non solo come fatto tecnico ciò fu salvifico ma soprattutto si dette l’avvio ad un processo di coerente modernizzazione delle mentalità nella gestione di queste banche.

Oggi si alzano gli scudi campanilistici da parte di numerose Banche Popolari che spesso, con la scusa della territorialità da difendere, non considerano che è cambiato un mondo anche nel settore bancario e che l’Europa significa anche aprirsi a cambiamenti decisi per il futuro del sistema bancario italiano senza difendere ad oltranza una struttura cooperativa che non ha più ragion d’essere. Mediare fra interessi localistici e politici non è il massimo se si vuol avere una visione alta del futuro e questo decreto finalmente pone questa aziende bancarie difronte alla realtà del mercato liberto con regole che tutte le altre banche s.p.a. rispettano da tempo.

Una riforma strutturale consente oggi finalmente un coerente allineamente delle forze in campo con regole uguali per tutti.Oggi si legge che le Banche Popolari sceglieranno la linea dura per far decadere il decreto.

Ma questo è il segnale di un nervosismo che conferma che siamo alla vigilia di nuove governance e di nuovi assetti aggregativi, la vecchia mentalità è dura a scomparire anche fra i banchieri.

Ma che essi, banchieri popolari, combattano le loro battaglie ad armi pari con le giuste regole delle s.p.a. e ciò si giustifica fino in fondo date le dimensioni importante delle prime dieci Banche Popolari interessate. Le società cooperative hanno un senso quando i soci si conoscono tra di loro, ognuno apporta il proprio lavoro e si contribuisce insieme a costruire qualcosa. Per delle banche di una certa dimensione, per di più quotate in Borsa, il concetto di cooperative è anacronistico a partire dal voto capitario”.

Saltato il tappo può partire un processo di aggregazione tra le banche popolari o tra queste e altri istituti. Con uno sguardo all’efficienza, agli interessi dei risparmiatori, alla solidità di ipotetiche aggregazioni, a maggiori chance per i dipendenti, per l’economia dei territori che non va difesa con lo strumento del voto capitario retaggio del passato in un mondo che cambia.
Sicuramente il decreto sulle Banche Popolari è un tassello in più che aumenta la  credibilità italiana in Europa e nei confronti dei mercati internazionali in un momento cosi delicato per l’Europa stessa in cui le sfide alla modernità non possono essere fermata da biechi particolarismi (vedansi le scelte di questi giorni di Draghi della Bce a cui ho accennato in esordio).

In questo Confindustria ha già segnalato la sua posizione tramite il Presidente Squinzi “La razionalizzazione del sistema bancario è una mossa che va nella giusta direzione- dice il presidente degli industriali- e le banche popolari rappresentano un fattore straordinario di sostegno alle imprese e di crescita del sistema italiano”. E ora cosa diranno i banchieri “popolari” iscritti nelle varie sezioni locali di Confindustria o nel ruolo di banchieri o nel ruolo di industriali e imprenditori spesso presenti nei consigli di amministrazione delle stesse Banche Popolari?

Un po’ di saggezza e di consapevolezza forse salverà anche questo settore dalla difesa ad oltranza di posizioni insostenibili. Far saltare il voto capitario farà saltare numerosi “tappi” e molte gestioni familistiche.

 

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