petrolio

di Mariano Leone

Abbiamo parlato in queste stesse pagine del fallimento dell’attacco al rublo ed alla Russia e del silenzio che ha accompagnato questo evento. Ormai alla guerra monetaria si sovrappone la guerra mediatica grazie all’accondiscendenza dei media occidentali .

Non solo è stato ignorato il recupero del Rublo, ma soprattutto è stato ignorato l’accordo tra le banche centrali cinese e russa che indipendentemente dalla efficacia di contrapposizione monetaria avrebbe dovuto rappresentare un accadimento di valenza storica e come tale riportato dai media mondiali.

Questo avvenimento è stato bellamente ignorato dall’informazione occidentale che ha preferito parlare dell’incremento del PIL Americano ( 5%) facendolo passare come un incremento annuo e non un incremento dell’ultimo trimestre che spalmato sull’anno dava il 2 ,5% che pur essendo sempre e comunque superiore all’incremento europeo (0,8% per il 2014 e 1,2% di previsione per il 2015) ne ridimensiona l’efficacia comunicativa.

Per il petrolio ci viene raccontato che gli USA stanno operando sul petrolio una operazione che li farebbe diventare il maggiore produttore del mondo scalzando l’Arabia Saudita e addirittura con un programma di fornitura verso l’Unione Europea che scalzerebbe il ruolo di fornitore della Russia . Questo incremento di dotazione di petrolio scaturirebbe dalla tecnica della frantumazione idraulica, un procedimento che vede un intervento estrattivo in strati profondi con acqua a pressione contenete particolari sostanze chimiche.

Un sistema insomma ad alto contenuto di pericolosità ambientale. Ma questo non è tutto. Gli USA ci credono tanto che stanno destinando miliardi di dollari di incentivi alle compagnie che investono in questo sistema di estrazione. Cosa non torna in questo racconto? Le compagnie che si dedicano a questa tipologia di estrazione non sono le grandi compagnie petrolifere ma compagnie minori come fatturato e potenzialità finanziarie. Sembrerebbero le grandi compagnie non interessate. Questo dovrebbe attirare l’attenzione dei giornali e porre alcuni quesiti. Facciamo prima una ricognizione rapida dei costi di estrazione tra le diverse qualità di petrolio. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia i costi di estrazione sono i seguenti.

Il petrolio dell’Arabia Saudita ha dei costi di estrazione più bassi : 5-6 dollari al barile. Per estrarre lo stesso barile dai mari del Nord ci vogliono 26 dollari. Per estrarre con il sistema USA della frantumazione delle rocce ci vogliono 50- 100 dollari al barile. Da questa sintetica ricognizione, ma sopratutto da alcune valutazioni attendibili sembrerebbe che il petrolio estratto dalla procedura di frantumazione sarebbe conveniente solo se il prezzo internazionale si colloca al disopra dei 70 dollari al barile e non potrebbe costituire una alternativa alle fonti di petrolio attuali.

Allora da dove nasce questa politica americana di intervento sul petrolio? Le motivazioni sono solo di controllo politico. Gli Usa temono che al netto delle sanzioni nei confronti della Russia, l’Europa tenda a privilegiare le forniture di energia provenienti dalla Russia nonostante che gli USA non possano mai avere la capacità fisica di fornire petrolio in alternativa. Si tratta insomma di un bluff. L’America vuole realizzare le condizioni politiche che possano fare a meno delle condizioni di mercato per stabilire rapporti che escludano di fatto per il futuro la concorrenza Russa. Quale dovrebbe essere l’interesse dell’Europa ?

Mi sembra che la risposta la stia dando il tentativo di approccio di Putin nei confronti della Merkel per coinvolgere l’Europa nel mercato orientale come obiettivo più utile per gli interessi europei. Quale sarà il ruolo dell’Italia? Abbiamo placidamente accettato la campagna di sanzioni commerciali verso la Russia senza valutare il danno commerciale degli esportatori italiani in cambio non so di che cosa.

Temo che gli interventi in tema di politica estera continueranno nella stessa direzione e con le stesse modalità. Ci toccherà sperare che per nostro conto tratti la Merkel e che si ricordi dei nostri interessi.

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