Il bastone e la carota. Questo si legge nella dichiarazione annuale del FMI sull’Italia. Se da un lato gli esperti di Washington vedono di buon occhio le riforme avviate dal governo Renzi, definendo il lavoro avviato in questi primi mesi “un quadro ambizioso per riformare la legge elettorale, il mercato del lavoro, il sistema giudiziario e il settore pubblico”, non mancano le consuete richieste di interventi.

Continua infatti il documento: “il Fondo registra una ripresa dell’economia – ma ‘fragile’ – e una disoccupazione ‘inaccettabile’. Si chiede di adottare ‘un contratto a tutele crescenti’ per superare il dualismo del mercato del lavoro e poi meno tasse, una spesa pubblica più efficiente, norme per aumentare la concorrenza nell’economia, privatizzazioni per contribuire a far scendere il debito pubblico, che – ribadiscono i tecnici statunitensi – resta il problema dei problemi.

Come a dire, “passate dalle parole ai fatti e fatelo presto”. Il Fondo, ci propone inoltre di “spostare risorse dalle pensioni a ‘scuola e politiche attive del lavoro’ per ‘ridurre lo squilibrio fra generazioni’ e ‘l’aumento della pressione nazionale’ per smaltire i crediti inesigibili dagli istituti bancari in difficoltà. Quasi un messaggio subliminale al premier, che nei giorni scorsi aveva chiesto alle banche di aiutare la crescita facendo ripartire il credito alle imprese.

Grande assente la parola “austerità”, leitmotiv delle politiche economiche degli ultimi anni, che hanno pesato come macigni sui bilanci dei cittadini penalizzando oltremodo il ceto medio. Si legge sempre sul documento: “dopo molti anni di ‘difficile risanamento’ l’Italia è riuscita a costituire uno degli avanzi primari più elevati di tutta l’area euro”. Una magra consolazione per le tante famiglie che a causa di quelle politiche oggi non superano la ‘terza settimana’.

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