Nicola Guastamacchia Bari
All’alba del 2015, Bari, una delle più grandi città del meridione, conta ancora poche decine di gallerie.
L’autoreferenzialità del sistema, e di alcune di esse, a volte trattiene il possibile interessato persino dall’entrarci.
A completare il quadro, l’assenza di un grande e affermato museo d’arte contemporanea, nonché di un circuito socio-culturale che possa ruotargli attorno, genera un sostanziale isolamento di chi qui opera nel settore dell’arte.
Nonostante tali premesse, l’atomistica scena artistica barese è tutt’altro che sopita.
Coerentemente con il coraggio che deve contraddistinguere un giovane artista, Nicola Guastamacchia, studente d’arte contemporanea a Londra, ha allestito un’installazione in un appartamento, occupandolo temporaneamente come studio e aprendolo così alla città.
Nel buio dell’ingresso due bacheche di legno illuminate, entrambe intitolate “Finestra“, danno il benvenuto ai visitatori.
In un salotto, i cui segni della sua storia recente sembrano non essere stati volutamente cancellati, è stata posizionata “i“, l’installazione al cuore dell’opening. La stanza è una rumorosa unione di silenzio e confusione.
Diciotto pesci rossi nuotano, soli, in piccole bocce di vetro poste sopra mensoline quadrate, lungo tute le quattro pareti.
Al centro della stanza due grandi vetrine artigianali in legno, con al loro interno tanti piccoli oggetti: adesivi, ritagli di giornale, due esosfere e due radioline sintonizzate su frequenze diverse.
Nicola saltella da una parte all’altra del suo improvvisato studio, ora assicurandosi che i pesci godano di ottima salute, ora spiegando ai visitatori più (e meno) curiosi cosa si celi dietro questa singolare composizione.
Chi può dire quanti abbiano capito l’artista quando si riferiva alle idee di incomunicabilità, di caos e di rumore allo stesso tempo nel nostro mondo e nella nostra cultura.
Tuttavia, ripensandoci, pensare di essere inciampato in una mostra allestita in un posto qualsiasi, senza troppe pretese, con il solo scopo di far spere che c’era, è una cosa che in città difficilmente si era vista.
L’arte barese sa nascondersi molto bene, certe volte, non soltanto nelle gallerie.

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