Il ‘Premio del coraggio’ viene assegnato ad un autore che condivide con uno scrittore del Regno Unito la consegna del Pen/Pinter Prize, istituito nel 2009 dalla Pen in memoria di Harold Pinter Premio:

“In un periodo in cui ci accapigliamo per definire come dovrebbe comportarsi una stampa libera – dice Jonathan Heawood, direttore del Pen Pinter Prize 2011 – dovremmo sostenere chi ci ricorda e pensare a cosa serva una libera stampa. Questo  – conclude – è un messaggio negativo in un momento in cui c’è bisogno di giornalismo coraggioso”.

Ma Saviano non demorde e fiero del suo lavoro e di tutti gli uomini che ogni giorno gli permettono di vivere regala il suo messaggio di ringraziamento:

“La mia riconoscenza va a chi ha reso possibile che le mie parole divenissero pericolose per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra. A chi le ha assimilate, testimoniando che sono diventate di tutti. Questo premio va ai miei lettori. Devo a loro se stasera state leggendo queste mie parole, se ho portato quello che mi sta a cuore fuori dalle pagine e dentro i media e se l’ho fatto senza troppi timori. Perché quando senti che tanto hanno sisogno di vedere, di sapere e di cambiare e non solo di essere intrattenuti o consolati, allora vale la pena continuare a scrivere”.

Quest’anno il Premio è stato assegnato al drammaturgo britannico David Hare che di Saviano ha detto:

“Ha sfidato la mafia napoletana prima con il suo romanzo e poi con il film da cui è stato tratto. Lo ha fatto correndo un grosso rischio per la sua sicurezza personale. La mia speranza è che questo riconoscimento possa, per quanto possibile, rendere la sua vita più facile”.

Ma a pensarla come Scotland Yard c’è qualcun altro: Vittorio Pisani, 42 anni, capo della Squadra Mobile di Napoli che il 14 ottobre 2009, quasi esattamente due anni fa diceva di non avercela con Saviano come uomo, ma con il savianismo.

“Nel libro ci sono inesattezze. A noi della Mobile fu data la delega per ricostruire qual che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione della scorta”. È vero Saviano è stato minacciato durante un’udienza del processo Spartacus, ma continua Pisani: “Io faccio anticamorra dal 1991. Ho arrestato centinaia di delinquenti. Ho scritto, testimoniato… Beh, giro per la città con mia moglie e con i miei figli, senza scorta. Resto perplesso quando vedo scortate persone che hanno fatto meno di tantissimi poliziotti, carabinieri, magistrati e giornalisti che combattono la camorra da anni. Non ho mai chiesto una scorta. Anche perché non sono mai stato minacciato. Nel rapportarsi con la criminalità organizzata ci sono regole deontologiche, come il rispetto della dignità umana, che vanno rispettate».

Il capo della Mobile conclude sottolineando che così facendo si rischia di allontanare proprio il cittadino da una collaborazione reale con lo Stato.

“Noi dobbiamo trasmet­tere sicurezza. Se un cittadino vede che chi combatte la criminalità per professione ha biso­gno di vivere blindato sotto scorta, pensa: ‘Io, che sono indifeso, non posso fare nulla’”

Mariangela Deliso

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