Sono in corso le indagini sull’omicidio di Alberto Delfini, il 26enne ucciso dal suocero alle porte di Roma, per un debito di soli 60 euro.

L’assassino, il padre della compagna del giovane, è stato fermato ed ora si trova nel carcere di Rebibbia. Secondo gli inquirenti potrebbe non aver agito da solo. Il delitto risale alla notte tra sabato e domenica scorsi.

Alberto lavorava saltuariamente come cameriere e doveva incontrare fuori casa il genitore della sua fidanzata, con la quale a marzo aveva avuto un bimbo. I tre convivevano, ma tra suocero e genero non correva buon sangue. L’uomo, Domenico Nardone, 46 anni, era già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio. Nardone si era recato sul luogo dell’incontro, una strada di campagna vicino Tivoli in un casolare, armato di fucile, un’arma semiautomatica, risultata rubata quattro anni fa a Castel Madama a casa di un anziano.

Il giovane si è presentato all’appuntamento con il suocero, forse non da solo, convinto di dover affrontare l’ennesima lite per soldi, pochi euro chiesti in prestito per sostenere la famiglia e mai restituiti. Senza tanti giri di parole Nardone ha premuto il grilletto, colpendo alla gola Alberto. Di lì la telefonata al 112 e la ricerca di un alibi. Infine, condotto nella caserma dei Carabinieri, dopo un lungo interrogatorio, ha confermato la dinamica, dichiarando di averlo fatto per «difendere il buon nome della famiglia».

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