Nabil Benhamir, è questo il nome del 29enne di origini marocchine, arrestato a Genova con l’accusa di appartenere all’Isis e di essere pronto a immolarsi per lo Stato Islamico.

E’ stato accertato che il 29enne faceva parte di alcuni gruppi chiusi su Whatsapp e Telegram in cui condivideva materiale di propaganda per l’Isis.

“I lupi solitari” questo il nome di uno di questi gruppi a cui era iscritto ed era composto da ben 8 membri. Gli inquirenti hanno appurato che, il 29enne marocchino sarebbe di lì a breve rientrato in Europa per addestrare altri membri dello Stato Islamico alla fabbricazione e all’utilizzo di esplosivi.

Le comunicazioni effettuate tramite WhatsApp lasciano supporre l’esistenza di un ‘mandato’ che l’indagato avrebbe dovuto assolvere in Italia.

La Digos e la Dda che indagano gli contestano il reato di terrorismo. Benhamir era già detenuto nel carcere del capoluogo ligure per maltrattamenti nei confronti dell’ex compagna, stando alle indagini era in attesa di ricevere istruzioni per azioni operative terroristiche da compiere. Nabil – emerge dalle carte – scrive alla ‘sorella Farah’. “Ha chiamato il chiamante… devo andare al lavoro… Parliamo un’altra volta. Inshallah, che Dio allunghi la mia età e il mio destino. Prega per me per la Shahada e che accetti il mio lavoro…”.

Frasi a cui la sorella rispondeva dal tono preoccupato: “Specificami di cosa stai parlando… O Dio … ma di che lavoro si tratta?”. Secondo il giudice, la locuzione “ha chiamato il Chiamante” riprende la Sura coranica Al Imran versetto 139. In ambito radical-fondamentalista l’uso di questi termini è rivolto a quelle persone che “stanno per incontrare Dio” e viene pronunciato all’indirizzo di jihadisti e martiri. “Tali conversazioni – scrive il giudice – si saldano in maniera inquietante con il “bando di arruolamento” tra le file dello Stato Islamico rinvenuto nella memoria cache del telefono”.

Benhamir, secondo gli inquirenti, sarebbe un “esponente di rilievo” dell’Isis ritornato in Europa “con l’obiettivo di addestrare altri membri dello Stato Islamico alla fabbricazione e all’utilizzo di esplosivi”. Il giudice ritiene la sussistenza del pericolo di fuga: “L’indagato è soggetto non stabilmente radicato sul territorio essendo privo di significativi legami affettivi o di legami lavorativi o familiari. Si muoveva con disinvoltura in Europa, viveva in Germania e Olanda, e verosimilmente dispone di contatti in Marocco ove potrebbe riparare nel timore di una ulteriore condanna”. Scrive ancora il giudice: “Si sottolinea che le esatte generalità di Nabil Benamir sono ancora sconosciute, vanta numerosi alias in ragione dei differenti nomi forniti alla polizia giudiziaria in occasione dei controlli a cui è stato sottoposto”.

Il marocchino è stato individuato nel nostro Paese ad agosto, ma le indagini sono partite a giugno scorso, “quando – spiegano alla polizia – un equipaggio della volante soccorse a Genova una ragazza incinta, poi rivelatasi la compagna di Benamir, vittima della violenza cieca dello straniero, dopo poco arrestato dalla polizia”.

Nelle perquisizioni fatte dagli inquirenti, sono state ritrovate e messe agli atti istruzioni per azionare ordigni esplosivi con vecchi cellulari, uno dei quali in suo possesso, e video di azioni suicide, oltre a ‘testamenti’ di attentatori prima di immolarsi.

Le comunicazioni effettuate tramite WhatsApp lasciano supporre l’esistenza di un ‘mandato’ che l’indagato avrebbe dovuto assolvere in Italia.

 

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