I provvedimenti di custodia cautelare, emessi dal gip Piergiorgio Morosini su richiesta dei pm Calogero Paci e Daniela Varone, hanno colpito una banda di palermitani composta da un uomo e quattro donne, su due delle quali è ricaduto anche il reato di bigamia: queste, infatti, sono risultate colpevoli di aver contratto l’una tre, l’altra due matrimoni con marocchini. L’uomo, invece, guidava la banda, avendo numerose conoscenze tra l’Italia e il Marocco. Alle altre nove persone, infine, sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Come accertato durante le indagini della polizia, ogni falso matrimonio faceva incassare alla banda 10mila euro. Tale pratica, inoltre, secondo il racconto di alcuni dei marocchini raggirati, andava avanti dal 2007.

L’operazione “Dirham”, nome della valuta dello stato nordafricano, era infatti scattata in concomitanza con la richiesta alla Questura da parte di un extracomunitario di riconoscere ufficialmente l’unione con la moglie, Rosa Cocuzza, palermitana, da lui sposata in Marocco. Così si scoprì che la donna aveva contratto matrimonio già due volte con due marocchini.

Come se non bastasse, nel dicembre 2008 un quarto uomo aveva inoltrato alla Questura la richiesta di rilascio del permesso di soggiorno perché anche lui sposato con la Cucuzza. In realtà, la donna continuava a vivere da single, nonostante avesse più volte giurato amore eterno davanti all’altare.

La denuncia da parte dello sposo raggirato ai danni della banda di “wedding planners” è arrivata nel giugno 2009. La polizia è poi riuscita a risalire all’organizzazione intercettando le conversazioni fra alcuni personaggi indicati dalle vittime.

Alessandra Morgese

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