Sono tutti in buone condizioni di salute, anche se appaiono provati dal lungo viaggio. Si tratta di profughi di varia nazionalità: 39 afghani, 4 iraniani e 9 siriani. I due scafisti in fuga hanno abbandonato il gommone sulla spiaggia, a poche centinaia di metri dal luogo dello sbarco e sono fuggiti a piedi. Polizia e Guardia di Finanza sono impegnate a ricercarli, mentre si dovranno completare le operazioni di identificazione, prima di trasferire i migranti nei relativi centri di prima accoglienza.

Lieto fine, intanto, per la nave militare spagnola che da giorni vagava nelle acque del Mediterraneo in attesa di un porto che accogliesse i profughi soccorsi domenica scorsa al largo di Tripoli. Grazie a un accordo col Governo spagnolo, la Tunisia si è dichiarata disposta ad accoglierli. Non fosse per il suo carico di 106 disperati, la vicenda della nave Nato “Almirante Juan de Borbon”, battente bandiera spagnola, ricorderebbe le comiche vicende del sottomarino rosa di “Operazione sottoveste”, il film del 1959, con Dean Martin e Tony Curtis.

Domenica scorsa, la fregata militare impegnata nella missione Nato “Unified Protector”, aveva intercettato a circa 100 miglia dalle coste libiche un barcone stracolmo di migranti , ma sia Malta che l’Italia si erano rifiutate, con varie motivazioni, di soccorrere i profughi.

Da una settimana, quindi, malgrado l’interessamento delle diplomazie europee, la fregata vagava senza pace per le acque del Mediterraneo, in attesa di ordini superiori. Come per “Il vascello fantasma” di wagneriana memoria, nessun porto europeo si decideva a offrirle ospitalità e così, la nave nata per distruggere, si è ritrovata a salvare la vita a chi fuggiva da rivolte, regimi privi di libertà e miseria, girando in tondo per giorni in acque internazionali. Conclusa l’odissea dell’insolito “carico”, la “Almirante Juan de Barroso” può ora tornare alla sua guerra contro Gheddafi e alla sua missione di embargo

Eva Signorile

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