È quanto riferisce il suo legale, Francesca Russo, al termine delle tre ore di interrogatorio condotte dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo Antonio Ingroia e dai pm Antonino Di Matteo e Paolo Guido.

Secondo gli accertamenti esguiti dalla polizia scientifica, i “pizzini” consegnati dal figlio dell’ex sindaco di Palermo, definito dal pentito Tommaso Buscetta “organico” ai corleonesi Riina e Provenzano, ai magistrati, che dovrebbero provare l’esistenza di una trattativa tra Stato e criminalità organizzata siciliana nei primi anni ’90, periodo delle stragi in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, sarebbero stati falsificati.

In particolare, in un documento sarebbe stato aggiunto il nome di Gianni De Gennaro. Il nome del capo della Polizia non sarebbe coevo al resto dell’elenco di nominativi di personaggi istituzionali coinvolti nella trattativa, redatto da Vito Ciancimino, ma sarebbe stato aggiunto in epoca successiva. La fotocopia consegnata ai magistrati palermitani da Massimo Ciancimino sarebbe frutto di un “collage” di appunti di pugno del padre, un elenco quindi artefatto.

La scoperta dell’alterazione assesterebbe un altro colpo alla già traballante, per alcuni, credibilità di Massimo Ciancimino, da tempo testimone di giustizia. Proprio sul nome di De Gennaro, infatti, l’uomo aveva in precedenti interrogatori specificato di aver assistito di persona alla redazione dei fogli in cui suo padre Vito lo indicava tra i funzionari dello Stato con cui la mafia intratteneva rapporti.

Il procuratore Ingroia, pur ammettendo che «la credibilità di Massimo Ciancimino adesso è minata, l’accusa di calunnia pluriaggravata non è acqua fresca», tuttavia ribadisce che in ogni caso «ci sono dichiarazioni di Ciancimino che stanno in piedi a prescindere dalla sua attendibilità generica e che sono riscontrate da elementi specifici», giungendo poi a ipotizzare l’esistenza di un manovratore, un «puparo» dietro questa vicenda.

L’attendibilità degli episodi riferiti da Ciancimino è già stata  confutata dalla Seconda Sezione Penale della Corte d’Appello di Palermo che ha ritenuto le sue dichiarazioni su Marcello Dell’Utri, da lui indicato come il tramite tra Silvio Berlusconi e gli imprenditori mafiosi Buscemi e Bonura per alcuni investimenti nel complesso edilizio di Milano 2, «non connotate dai requisiti di specificità, utilità e rilevanza. Emerge anzi una notevole contraddittorietà di Ciancimino su tutti i profili della vicenda».

Martina Damiani

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