Quattro squadre dei vigili del fuoco sono intervenute per sedare il fuoco e indagare sull’accaduto. Gli accertamenti sono ancora in corso e al momento le cause restano ignote.

L’incendio della masseria di proprietà della Forleo arriva dopo altri episodi mai chiariti sui quali proprio il magistrato aveva espresso forti dubbi. Nel 2005 perse entrambi i genitori in un incidente stradale presso le campagne di Francavilla. Quell’evento sollevò nel giudice più di un dubbio sulle circostanze del mortale sinistro.

In seguito, nel dicembre 2009, circostanze misteriose provocarono un incidente stradale, vicino Cremona, accorso alla stessa Forleo, subito dopo il prefetto della stessa città decise di togliere la scorta al magistrato.  La carriera del giudice brindisino è costellata da episodi ritenuti eclatanti a cui sono seguite diverse polemiche:

Nota la sua decisione di assolvere due tunisini dall’accusa di terrorismo internazionale distinguendo i “terroristi” che colpiscono la popolazione civile dai “guerriglieri” che mirano a obiettivi militari.

Con il caso della banca Antonveneta, nell’inchiesta “Bancopoli” del 2005, la Forleo si attira le antipatie della classe politica, dei “potenti” che secondo le dichiarazioni dello stesso giudice, la esponevano alle “rappresaglie” per le inchieste da lei condotte. A complicare il lavoro del magistrato nel 2007 arrivò l’inchiesta sui cosiddetti “furbetti del quartierino”. La procura aveva intercettato telefonate che imprenditori sotto inchiesta per reati finanziari avevano fatto a parlamentari.

La legge Boato però imponeva di non utilizzare quelle intercettazioni come prova senza l’autorizzazione del parlamento. La Forleo, in qualità di Gip, chiese al parlamento di utilizzare le telefonate non solo come prove a carico degli imprenditori, ma per iscrivere nell’albo degli indagati anche i politici intercettati (Piero Fassino, Massimo D’Alema, Romano Comincioli, Nocola Latorre e Salvatore Cicu) in quanto complici del crimine perpetuato dagli imprenditori.

Ovviamente la richiesta fu rigettata. L’allora presidente della Giunta delle autorizzazioni della Camera, Carlo Giovanardi, giudicò tale richiesta una “inammissibile anticipazione di giudizio” mentre il Procuratore della Cassazione imputava alla Forleo di aver violato il principio secondo il quale l’azione penale proviene dal Pubblico Ministero e non dal Gip. I cinque parlamentari non furono mai indagati.

Giuseppe Del Buono