Nel gennaio dello scorso anno infatti, l’imputato, chiamato a comparire  in udienza di primo grado con l’accusa di tentato omicidio, lesioni e porto illegale di armi, venne condannato a 7 anni di reclusione e dichiarato parzialmente malato di mente.

A un anno dal primo giudizio, oggi  la Corte d’Appello ha praticamente dimezzato la pena: l’accusa di tentato omicidio è stata tuttavia ritenuta ancora valida, ma le attenuanti generiche accordate hanno drasticamente ridotto la condanna di 3 anni.

Senza ombra di dubbio, il referto del medico legale, chiamato a giudicare tecnicamente il livello del danno subito dal 31enne Dino, ha giocato un ruolo fondamentale nella decisione presa in appello: secondo quanto riferito ufficialmente dal sanitario, la ferita riportata dall’aggredito, seppur grave e seppur causa di un lungo ricovero in ospedale, non era di livello mortale.

E sebbene i legali dell’accusa, compresa la difesa del Comune di Roma costituitosi parte civile,  hanno mostrato soddisfazione per la sentenza emessa quest’oggi, il bersaglio numero uno di quell’atto ingiurioso e infamante ha chiaramente espresso grande delusione.

“Dovrebbero vergognarsi, 4anni per un tentato omicidio non sono nulla, considerando anche che difficilmente otterrò il risarcimento del danno, essendo l’aggressore nullatenente”.

Queste le parole a caldo di Dino che ha trovato immediato sostegno da parte del sindaco di Roma e di Fabrizio Marrazzo, responsabile di Gai Help Line, ovvero il  servizio  telefonico nato nell’aprile 2009 per garantire un’assistenza continua a tutte le vittime di omofobia. Ed è proprio su quest’ultimo punto che Marrazzo ha rivolto un appello alle istituzioni, alla classe politica che “di fronte una simile sentenza” non può permettersi di battere la bandiera dell’indifferenza.

L’obbiettivo, così come ha espresso l’Idv, è quello si estendere la norma n.205 del 1993 ( legge Mancino) che punisce penalmente qualsiasi azione, simbolo e motto richiamanti l’ideologia nazifascista, alle azioni aventi un chiaro obiettivo di discriminazione sessuale.

Così come la ghettizzazione razziale, etnica e religiosa è perseguibile perché  potenzialmente sinonimo o causa di violenza,  l’insofferenza nei confronti del mondo omosessuale, quando sfocia in atti di crudele offesa e violenza, necessiterebbe di un’appropriata condanna.

Marinella D’Amico

1 commento

  1. Premesso che sono contrario a qualunque atto di violenza nei confronti di chicchesia, mi pare esagerato creare nuove leggi per certi episodi per i quali il codice penale in vigore già si esprime abbastanza chiaramente.
    La “ghettizzazione” , se si varano leggi speciali per persone speciali, penalizzerebbe soltanto le persone cosiddette comuni: i non gay, i non di colore, i non ebrei, i non zingari – o rom che dir si voglia – ecc, ecc.
    Mi sà che si corre il rischio di un corporativismo che stà già facendo perdere di vista la Persona Umana, altro che razzismo o discriminazione.
    Di questo passo si arriverà ad episodi paradossali per cui se un Tizio per motivi automobilistici insulta lo sconosciuto Caio, senza neppure sapere che putacaso Caio è un ebreo o un’omosessuale, apriti cielo! Tutti grideranno al razzismo e all’antisemitismo, addossando a Tizio chissà quali colpe!
    Ma finiamola…

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