Un anno fa, in occasione del quarantesimo anniversario del colpo di Stato Cileno, la Giunta capitolina, su proposta del Sindaco Marino, votò all’unanimità per l’intitolazione di una via della Capitale al Presidente del Cile Salvador Allende, che ne fu vittima. Una delle vicende più drammatiche della Guerra Fredda, che sconvolse l’Occidente e specialmente l’Italia, tanto vicina per caratteristiche del sistema politico alla Repubblica latinoamericana, merita senza alcun dubbio il ricordo più ufficiale che Roma possa dedicarle. Un anno non è bastato, però, per localizzare e realizzare il progetto unanimemente approvato dalla Giunta.

Proprio un anno fa e senza contraddizione con la scelta della Giunta, perché una contraddizione può darsi solo in una logica politicamente strumentale e umanamente cinica, notai sul mio blog e in una lettera al Sindaco che manca nella Capitale un segno altrettanto solenne di ricordo dell’11 Settembre 2001 e di legame tra due grandi città del mondo, Roma e New York. La data degli attentati kamikaze alle Twin Towers, al Pentagono e al volo United Airlines 93 può considerarsi la data di inizio del nuovo secolo, come stanno a testimoniare anche le questioni di prioritaria rilevanza internazionale a tredici anni di distanza dagli eventi, che confermano la centralità epocale della questione jihadista.

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