Ascesa e caduta di John Gotti (1940-2002), boss della mafia italoamericana di New York noto per lo stile sgargiante e per l’abilità di far cadere accuse, dagli anni Settanta alla sua morte. A fare da cornice, le beghe giudiziarie del figlio John Jr, entrato in Cosa Nostra nonostante il padre avesse pianificato per lui una vita al di fuori del crimine.

Sono serviti ben otto anni di gestazione perché venisse alla luce questo biopic targato Fiore Films, fortemente voluto sia dalla famiglia del defunto che da John Travolta. La regia è passata per le mani di tre registi (Levinson, Cassavetes e Johnston) prima di finire tra quelle dell’arrugginito Kevin Connolly, lontano dalle cineprese per quasi una decade.

Anche il casting non è stato meno problematico. Joe Pesci, ad esempio, era ingrassato di 14 chili per interpretare il fido Angelo Ruggiero. Peccato che poi gli abbiano affidato, con paga ridotta, un personaggio minore. Al che, lasciò la produzione (con strascichi legali).

Insomma, il buongiorno si vedeva dal mattino. Il risultato? Un’indigesta miscela di (tante) chiacchiere e (poca) azione: dopo venti minuti sembra già che sia passata un’ora di proiezione (delle quasi due effettive). E ce ne vuole prima che si percepisca un po’ di vera tensione, ovvero quando viene attuato il blitz che permette a Gotti di salire a capo della famiglia Gambino.

Aiutato dal trucco e dalla fotografia, tra una parolaccia e l’altra, Travolta dimostra il proprio impegno, anche se lo sguardo perennemente truce è lontano da quello sornione del vero capoclan. Kelly Preston, moglie dell’attore, è poco più di una comparsa.

Degli altri membri del cast, si lasciano apprezzare – per quanto possibile – Keach e Taylor Vince. Ma non basta. Purtroppo buona parte delle scene è ambientata in interni cupissimi e l’andirivieni temporale appesantisce il racconto invece di renderlo più accattivante.

Gli ultimi incredibili cinque minuti, poi, di taglio puramente agiografico, sono l’inaccettabile colpo di grazia inferto da questa pellicola, piatta e statica come la sagoma di gesso disegnata dalla Scientifica sull’asfalto.

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Giovanni De Benedictis
Nato a Bari nel 1984, è giornalista professionista. Laureato col massimo dei voti in lettere moderne sia alla triennale (curriculum “editoria e giornalismo”) che alla magistrale (filologia moderna), dopo un passato da studente in biologia. Ha conseguito con lode anche il master in giornalismo del capoluogo pugliese. Ha tantissimi e diversissimi interessi. In primis: cinema, scienze naturali, letteratura, fumetti, tecnologia, disegno, fotografia. Difficilmente s’imbatte in qualcosa che non gl’interessi almeno un po’. Dal 2007 è blogger di BuonCinema (www.buoncinema.com). Ha scritto e scrive per svariati giornali online e associazioni culturali baresi e no. Tra le tante massime o citazioni in cui si potrebbe riconoscere: “Se non si crede neanche un po’ a quello che si vede sullo schermo, non vale la pena di perdere il proprio tempo con il cinema” e “Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?”.

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