Al termine degli eventi narrati in Captain America – The Winter Soldier, lo Shield – minato dalle infiltrazioni paranaziste dell’Hydra – è stato smantellato. I Vendicatori hanno riparato nella torre di Iron Man, ribattezzata Avengers Tower. Tony Stark (Robert Downey Jr.), temendo catastrofiche guerre future, ricorre allo scettro di Loki per mettere a punto “un’armatura per il mondo intero”, combinandone l’insita intelligenza con quella artificiale della sua armatura.

Nasce così Ultron (James Spader), il quale, conscio della natura violenta dell’umanità, decide di sterminarla, coadiuvato da due nuovi misteriosi personaggi: i fratelli Wanda e Pietro Maximoff (Elizabeth Olsen e Aaron Taylor-Johnson).

Alla seconda regia nell’universo cinematografico Marvel, Joss Whedon non ripete la prova convincente di Avengers, successo globale di tre anni prima (terzo maggiore incasso di sempre della storia del cinema). Sarà per l’eccesso di personaggi da gestire, sarà per il voler adottare a tutti i costi una formula differente, resta che il risultato è decisamente disomogeneo (date anche le tante ambientazioni: Germania, Stati Uniti, Sudafrica, Corea del Sud e l’immaginaria Sokovia).

All’epoca si puntò a una solida struttura in tre atti (quasi delle macro-scene), permettendo ai personaggi di conoscersi e farsi conoscere, concedendo poi spazio all’azione. Stavolta, se si eccettua lo scontro finale, il regista-sceneggiatore pare a disagio con le scene d’azione, in particolar modo con quella tra Iron Man e Hulk. La storia ci mette non poco a carburare, nonostante sia condita da battute brillanti e da momenti di alleggerimento tutto sommato riusciti.

In particolar modo, non convince l’uso esagitato della cinepresa, che in alcune sequenze pare ricordare – e questo è un male – L’uomo d’acciaio (2013) di Jack Snyder. Il montaggio, particolarmente serrato nelle scene d’azione, mal si concilia con il 3D. Anche gli effetti visivi a volte non sembrano all’altezza delle aspettative. Le musiche firmate dal bravo Bryan Tyler purtroppo stavolta deludono, risultando una pallida copia di quelle originali di Alan Silvestri (nonostante quelle addizionali portino, peraltro, la firma del grande Danny Elfman).

Che dire poi di Thor, quasi ridotto a una comparsa di lusso? Tutti esiti, questi, del continuo braccio di ferro con la produzione. Non a caso Whedon ha dichiarato che non dirigerà più alcun capitolo all’interno dell’universo Marvel, non nascondendo una punta di rimpianto circa un’eventuale regia per il futuro Spider-Man. Gli incassi, comunque, hanno reso felici tutti. Di buono resta il maggior spazio concesso alle linee narrative di Vedova nera (Scarlett Johansson) e Occhio di falco (Jeremy Renner), oltre a un Bruce Banner (Mark Ruffalo) di toccante umanità, soprattutto quando è nei panni del suo alter ego verde.

A proiezione finita ci si sente sazi, consapevoli però che il banchetto allestito da Whedon nel 2012 fosse di qualità superiore: stavolta non si è poi così lontani dal kebab che all’epoca i Vendicatori consumavano, esausti, nei titoli di coda.

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Giovanni De Benedictis
Nato a Bari nel 1984, è giornalista professionista e critico cinematografico SNCCI. Laureato col massimo dei voti in lettere moderne sia alla triennale (curriculum “editoria e giornalismo”) che alla magistrale (filologia moderna), dopo un passato da studente in biologia. Ha conseguito con lode anche il master in giornalismo del capoluogo pugliese. Ha tantissimi e diversissimi interessi. In primis: cinema, scienze naturali, letteratura, fumetti, tecnologia, disegno, fotografia. Difficilmente s’imbatte in qualcosa che non gl’interessi almeno un po’. Dal 2007 è blogger di BuonCinema (www.buoncinema.com). Ha scritto e scrive per svariati giornali online e associazioni culturali baresi e no. Tra le tante massime o citazioni in cui si potrebbe riconoscere: “Se non si crede neanche un po’ a quello che si vede sullo schermo, non vale la pena di perdere il proprio tempo con il cinema” e “Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?”.

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