Al nobile scozzese Macbeth viene profetizzato da tre streghe un futuro da regnante. Coadiuvato dalla moglie, ospita il re Duncan, lo uccide e ne prende il posto. Ma il dubbio che altri capi clan stiano tramando alle sue spalle per detronizzarlo lo conduce a una cieca follia omicida.

L’ennesimo adattamento della tragedia di Shakespeare porta stavolta la firma di Justin Kurzel, cineasta australiano alla sua seconda regia. La sua opera precedente, Snowtown (2011) era ambientata nei quartieri degradati di Adelaide e ostentava scene di tortura. La successiva, Assassin’s Creed (2016) è tratta da un famoso videogioco in salsa storica. Vien da chiedersi perché Kurzel si sia cimentato in quest’impresa tutt’altro che necessaria, visti gli illustri precedenti firmati Welles, Kurosawa e Polanski.

Qui ci troviamo dinanzi a un atroce travaso di ritagli del testo originale in quello che potrebbe essere lo spot tv di un eau de toilette Cristian Dior o Versace, con le relative libertà espresse in forma visiva (tra cui dei costumi dal sapore postmoderno). Una messinscena patinata, sontuosa (fotografia: Adam Arkapaw), apparentemente realistica (vedi l’uso degli splendidi scenari scozzesi), che stride violentemente con le parti recitate come se si fosse su un palco e non dinanzi a una cinepresa.

Fassbender, non molto in parte, presto pare sprofondare col pilota automatico in una follia mal resa (corre nella sua stanza come se facesse jogging); Marion Cotillard, prima gli ruba la scena da sproloquiante istigatrice, poi si spegne quando si riscopre umana. Il cast di contorno vanta buoni nomi: Paddy Considine è Banquo, Sean Harris è McDuff, Elizabeth Debicki è sua moglie, David Thewlis re Duncan. Quasi tutti sprecati, utili più sulla locandina che sul grande schermo. Solo Harris riesce a lasciare – per quanto possibile – il segno.

Un film monumentalmente soporifero in cui le musiche insistenti non scuotono comunque dal torpore.

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Giovanni De Benedictis
Nato a Bari nel 1984, è giornalista professionista e critico cinematografico SNCCI. Laureato col massimo dei voti in lettere moderne sia alla triennale (curriculum “editoria e giornalismo”) che alla magistrale (filologia moderna), dopo un passato da studente in biologia. Ha conseguito con lode anche il master in giornalismo del capoluogo pugliese. Ha tantissimi e diversissimi interessi. In primis: cinema, scienze naturali, letteratura, fumetti, tecnologia, disegno, fotografia. Difficilmente s’imbatte in qualcosa che non gl’interessi almeno un po’. Dal 2007 è blogger di BuonCinema (www.buoncinema.com). Ha scritto e scrive per svariati giornali online e associazioni culturali baresi e no. Tra le tante massime o citazioni in cui si potrebbe riconoscere: “Se non si crede neanche un po’ a quello che si vede sullo schermo, non vale la pena di perdere il proprio tempo con il cinema” e “Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?”.

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