In un clima più teso che mai, inizia la 69esima edizione del Festival di Cannes. A pesare sull’evento è la paura di attentati, che negli ultimi mesi hanno funestato le zone francofone dell’Europa. Le prove antiterrorismo e l’evacuazione per “motivi tecnici” di un giorno prima ne sono un segnale.

La kermesse si apre con Café Society di Woody Allen, fuori concorso come sempre. Per il cineasta americano è la terza inaugurazione dopo Midnight in Paris (2011) e Hollywood Ending (2002). Ambientata negli anni Trenta, è la storia di un candido newyorchese (Jesse Eisenberg) che va in cerca di fortuna a Hollywood, dallo zio, rischiando di cedere alle tentazioni della vita mondana. Nel cast Steve Carell e Kristen Stewart. Prodotto da Amazon Studios, il 47esimo film di Allen vanta per la prima volta la fotografia digitale, stavolta firmata da Vittorio Storaro.

Titoli alla mano, il programma quest’anno appare alquanto promettente. Il direttore Thierry Frémaux, al timone dal 2001, sembra che sia riuscito a trovare il giusto equilibrio tra spettacolo mediatico ed eccellenza cinematografica. Non saranno poche le star a sfilare al festival più importante del mondo. Tra queste: George Clooney e Julia Roberts diretti da Jodie Foster nel thriller Money Monster; Russell Crowe e Ryan Gosling nel poliziesco sopra le righe The nice guys; Charlize Theron e Javier Bardem in The last face di Sean Penn. Mark Rylance, fresco di Oscar è nuovamente diretto da Steven Spielberg in GGGIl Grande Gigante Gentile.

Quanto agli autori in gara, numerose vecchie conoscenze tornano sulla croisette: dai ‘poeti degli ultimi’ Ken Loach e i fratelli Dardenne (rispettivamente con I, Daniel Blake e La fille inconnue) a Pedro Almodóvar (Julieta); da Jim Jarmusch (Paterson) a Paul Verhoeven (Elle), passando per Nicolas Winding Refn (The neon demon). Tra questi, due importanti autori rumeni: Cristi Puiu con Sieranevada e Cristian Mungiu (Palma d’oro nel 2007) con Bacalaureat. E ancora: Xavier Dolan, Asghar Farhadi, Park Chan-Wook.

Anche la giuria coniuga divismo ed esperienza. Il presidente è il regista australiano George Miller (che presentò fuori concorso Mad Max: Fury Road nel 2015), affiancato sia da cineasti che da attori. I primi sono il francese Arnaud Desplechin, l’ungherese Lazlo Nemes e l’iraniana Katayoon Shahabi; i secondi Kirsten Dunst, Valeria Golino, Vanessa Paradis, Mads Mikkelsen e Donald Sutherland.

Le premesse per un’edizione tanto effervescente quanto di spessore vi sono tutte. Alcune sorprese potrebbero giungere dagli autori meno conosciuti e dalle sezioni parallele. È ora che si spengano le luci e che sia lo schermo a parlare. Smartphone permettendo.

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Giovanni De Benedictis
Nato a Bari nel 1984, è giornalista professionista e critico cinematografico SNCCI. Laureato col massimo dei voti in lettere moderne sia alla triennale (curriculum “editoria e giornalismo”) che alla magistrale (filologia moderna), dopo un passato da studente in biologia. Ha conseguito con lode anche il master in giornalismo del capoluogo pugliese. Ha tantissimi e diversissimi interessi. In primis: cinema, scienze naturali, letteratura, fumetti, tecnologia, disegno, fotografia. Difficilmente s’imbatte in qualcosa che non gl’interessi almeno un po’. Dal 2007 è blogger di BuonCinema (www.buoncinema.com). Ha scritto e scrive per svariati giornali online e associazioni culturali baresi e no. Tra le tante massime o citazioni in cui si potrebbe riconoscere: “Se non si crede neanche un po’ a quello che si vede sullo schermo, non vale la pena di perdere il proprio tempo con il cinema” e “Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?”.

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