Il Coordinamento sindacale penitenziario ha indetto per martedì 3 luglio 2018 una manifestazione di protesta davanti alla sede della Prefettura di Livorno a partire dalle ore 10.00. Il sindacato autonomo scenderà in piazza per denunciare lo stato di abbandono in cui versano i 35 mila poliziotti penitenziari italiani. Gli agenti manifesteranno il loro disagio contro il disinteresse della politica nei confronti di una categoria costretta a subire continue aggressioni da parte dei detenuti. Il Co.s.p. in una nota denuncia il comportamento antisindacale delle direzioni del Prap di Firenze e delle sedi penitenziarie di Pisa, Livorno e San Gimignano. Nel corso della conferenza stampa in programma alle ore 11:00 sul piazzale antistante la Prefettura di Livorno, il segretario nazionale del Co.s.p. Domenico Mastrulli illustrerà le ragioni del profondo stato di malessere che serpeggia fra gli operatori del comparto sicurezza costretti a lavorare in un quadro di continua emergenza organizzativa, in un clima caratterizzato da aggressioni e minacce ai danni della polizia penitenziaria. Gli agenti delle carceri toscane reclamano condizioni lavorative conformi alle norme sulla sicurezza, rivendicando maggiore salubrità dei luoghi di lavoro e il riconoscimento di diritti inviolabili. Il segretario nazionale del Co.s.p. ha richiesto un incontro di una delegazione sindacale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presso la commissione nazionale d’inchiesta sulle carceri. “Nelle oltre 260 strutture italiane si continua ad aggredire, minacciare e picchiare gli agenti di polizia penitenziaria”. “Siamo poliziotti e non carne da macello” sarà lo slogan della manifestazione attraverso il quale il sindacato autonomo intende richiamare l’attenzione sul lungo elenco di ferimenti e aggressioni nei penitenziari italiani. “Di contro – spiega Mastrulli – si rimane sconcertati di fronte all’introduzione di nuovi sistemi di detenzione, come la vigilanza dinamica a celle aperte”. In Italia la popolazione carceraria ha raggiunto i 59mila detenuti a fronte di una forza lavoro ridotta all’osso: 34 mila agenti di polizia penitenziaria rispetto ai 46.000 inziali.

 

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