Ilva, riprendono le trattative per decidere della sua sorte
Ilva

La patata bollente dell’ILVA passa nelle mani del prossimo Ministro dello Sviluppo Economico. Il nuovo governo erediterà una grama non indifferente, quella del colosso siderurgico. Otto mesi di trattativa, l’impegno forte del Ministro Calenda per salvaguardare tutti i posti di lavoro ed il tavolo che poi salta tra le polemiche quando ci si avviava ad una possibile conclusione.

Per i sindacati sarebbe stato lo stesso Calenda ad abbandonare formalmente il tavolo, perché «non legittimato a trattare». E sempre sai sindacati viene ribadita la richiesta del mantenimento di una piena occupazione a tempo indeterminato e senza variare i salari per i 10mila lavoratori coinvolti. Calenda, però, rispedisce al mittente questa versione dei fatti e fa pubblicare sul sito del Ministero i punti principali della proposta, che garantisce attraverso diversi meccanismi, la piena occupazione di tutta la forza lavoro.

Al Ministero la tensione cresce minuto dopo minuto. Calenda scrive numerosi tweet ricordando di aver offerto tutte le garanzie occupazionali retributive richieste; precisa di non aver abbandonato nulla, ma che di fronte alla chiusura dei sindacati non gli resta che lasciare il dossier nelle mani del prossimo governo. Ammette la sconfitta, ma precisa «che sarebbe stato disposto a rimanere in seduta permanente fino al giuramento del prossimo esecutivo, ma la chiusura dei sindacati a tal proposito, fatta eccezione di un piccolo spiraglio della CISL, è stata totale». Poi ricorda che «in nessun Paese al mondo un investimento da 5,3mld in un’area depressa viene accolto in questo modo».

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