Immigrazione, il progetto di Frontex come polizia di frontiera

A nove anni di distanza dal sisma che ha ucciso 309 persone, l’Aquila paga ancora il prezzo di quella tragedia, un prezzo che diventa sempre più oneroso. Ora è l’Unione Europea a chiedere 100mln di euro alle aziende del territorio. Si tratterebbe di «compensazioni fiscali riconosciute per errore dal governo italiano» secondo Bruxelles.

I destinatari delle cartelle esattoriali aggravate da sanzioni e interessi sarebbero circa 350 , tra imprese e partite iva, operanti soprattutto nel settore dell’edilizia. Così migliaia di persone hanno espresso il loro dissenso nei confronti delle richieste dell’Ue, manifestando per le strade della città contro quello che è stato definito un «terremoto fiscale».

Cittadini, operai, professionisti, esponenti politici locali e nazionali. Fra loro anche il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Ma a Bruxelles appaiono irremovibili. «Alcune imprese hanno ottenuto compensazioni senza avere attività economiche nella zona del sisma, altre hanno ricevuto più di quanto avrebbero dovuto», ha dichiarato un portavoce della Commissione.

In quei casi e solo in quelli l’Europa parla di aiuti di stato che il governo deve recuperare. Il sindaco di L’Aquila, Pierluigi Biondi, propone la riapertura di un confronto tra l’Ue e il governo, la riscrittura di regole che siano condivise con il territorio e l’ammissione che non si tratta di un aiuto di Stato ma di agevolazione fiscale.

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