Una manifestazione all’insegna della pace, come avevano garantito gli organizzatori, la manifestazione antifascista e antirazzista organizzata a Macerata dai Movimenti. La città blindata per l’occasione, con scuole e negozi chiusi, ha accolto un fiume di gente, circa 15mila persone, che hanno invaso le strade della città che da settimane vive sotto scorta.

“I movimenti contro ogni fascismo e razzismo”, questo lo striscione ad aprire il corteo. In tantissimi a partecipare, ma anche tanti maceratesi, che alla fine sono scesi in piazza. In corteo anche le bandiere di Legambiente, Libera, Arci, Fiom, No Tav, Potere al popolo, Anpi, Prc. Tra i partecipanti l’europarlamentare Cecile Kyenge, Gino Strada di Emergency, l’ex direttore dell’Unità Sergio Staino, il giornalista Adriano Sofri, il deputato Pippo Civati, Nicola Fratoianni e il conduttore Diego Bianchi (Zoro).

Ed è anche l’occasione per misurare quanto siano ampie le distanze nel centro-sinistra sul fronte politico: aderisce LeU mentre non lo fa il Pd, e non lo fanno, Cgil e Arci. L’associazione dei partigiani propone una iniziativa alternativa, per il 24 a Roma, alla quale Pd e Cgil assicurano da subito piena adesione.

Ma un evento ha rovinato il clima sereno e pacifico. Un gruppo di manifestanti ha intonato alcuni cori contro le foibe. Testi di striscioni che recitavano «Meno male che Tito c’è». Ed ancora altri come «Ma che belle son le Foibe dal Trieste in giù».

“Cori scandalosi, calpestano morti innocenti e tradiscono gli ideali della Resistenza”, ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che proprio oggi ha partecipato alle celebrazioni del Giorno del Ricordo alla Foiba di Basovizza.

Il coro, isolato, non è stato ripreso dal resto dei manifestanti. Oltre ai fascisti, i bersagli prediletti dei movimenti sono stati il Pd di Matteo Renzi e il ministro dell’Interno, Marco Minniti, definito “uomo della destra”, “la testa d’uovo che fa sfilare i fascisti”. Sono degenerati in scontri il corteo antifascista a Piacenza, e i due ritrovi paralleli di Casapound-Forza Nuova e antifascista a Torino, finito con un fermato proveniente dal ritrovo dei centri sociali.

“Lo scempio operato dai comunisti di Tito va condannato, ricordato e riconosciuto come monito contro la vergogna e la violenza di ogni totalitarismo. La Giornata del Ricordo è importante, ma non basta a cancellare la vergogna e ogni tentazione negazionista. Occorre porre in essere ogni giorno azioni utili a formare una coscienza storica nazionale, liberata dalle scorie ideologiche dietro cui si nascondevano verità scomode. E questo vale tanto più oggi di fronte al rafforzarsi di un rigurgito di estremismi e prevaricazione”.
Lo ha dichiarato in una nota il sen. d’Ambrosio Lettieri (Noi con l’Italia), in occasione della Giornata del Ricordo.
Anche Maria Nocco (FdI), ha dichiarato in una nota: “Con la legge 92 del 30 marzo 2004, finalmente la Memoria nazionale rendeva giustizia a migliaia di italiani, vittime negate della violenza titina, lasciata cadere per troppi anni in un colpevole oblio. Gettati vivi nelle foibe, oppure imprigionati e poi buttati nell’Adritaico, morirono 11mila italiani – ma il numero si teme essere molto superiore –  e 350 mila furono costretti a lasciare affetti e terra nell’esodo giuliano-istriano-dalmata e a subire ogni tipo di violenza dalla IV armata di Tito entrata a Trieste e Gorizia nel ’45 prima delle forze anglo-americane.
Questa Giornata, istituita per ricordare e tesimoniare l’aberrazione di ogni violenza e di ogni totalitarismo, sia un monito per le giovani generazioni. Ricordare per costruire un futuro migliore: questo il senso della Memoria condivisa”.

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