Faceva fatica a crederci il pilota della Guardia Costiera che per primo arrivò all’Isola del Giglio, la sera del 13 gennaio di sei anni fa, per soccorrere i  naufraghi di Costa Concordia. Immagini di una tragica notte mai dimenticata, in cui a pagare il conto con la vita furono 32 persone.

Mentre l’isola si prepara ad ospitare le cerimonie di commemorazione delle vittime, di quel relitto non resta più nulla, o quasi. Nessuno sa, infatti che fine abbia fatto, per esempio, la campana di bordo, trafugata già nei primi giorni di ricerche e mai più ritrovata.

La nave, che per anni ha cambiato il panorama dell’Isola del Giglio e che è stata anche teatro di sfondo di selfie dal gusto anche un po’ macabro, di visitatori accorsi da tutto il mondo, venne recuperata con un’operazione mai tentata prima. Fu, infatti, fatta ruotare e raddrizzata nel corso di tre anni di lavori. Poi il viaggio verso Genova, dove è stata demolita e riciclata fino all’ultimo bullone.

Un successo della tecnologia italiana che ha riscattato quel disastro. La Concordia urtò gli scogli davanti all’Isola del Giglio, che aprirono una falla di quasi 70 metri lungo la fiancata. A bordo c’erano più di 4mila persone. Il Comandante Francesco Schettino abbandonò la nave in agonia mentre molti erano ancora a bordo. L’ex ufficiale è stato condannato in via definitiva per il naufragio.- La Corte di Cassazione gli ha confermato 16 anni di reclusione.

Ora anche il mare si sta riprendendo, gran parte dei fondali è stato bonificato

 

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