S’apprende che Hasna Aitboulahcen, la prima terrorista saltata in aria in Europa, ieri a Saint Denis, godeva di buona istruzione e aveva alle spalle una carriera da manager d’azienda. Hasna ha potuto scegliere tra le opportunità che la società in cui è nata e cresciuta le ha posto innanzi e l’affiliazione alla causa dell’islamismo radicale.

In questi anni segnati dal fenomeno dello jihadismo numerose indagini, inchieste, ricerche sociologiche sono state rivolte alle donne europee di religione musulmana che, in forme diverse, hanno votato la propria vita alla causa dell’islamismo fondamentalista. Valga da esempio un’accurata inchiesta comparsa su “The Guardian” il 29 settembre 2014 e dedicata al fenomeno delle teenagers che, a centinaia (63 francesi, 50 britanniche, 14 austriache…), hanno lasciato il proprio Paese per raggiungere la Siria, attraverso la Turchia, e diventare mogli di combattenti dell’IS, sposando la causa della “Guerra Santa” e in qualche caso non mancando di imbracciare le armi. I singoli casi individuati e documentati dalla testata giornalistica inglese hanno aspetti comuni: un’infanzia e un’adolescenza in tutto e per tutto assimilabili a quelle di molte coetanee; stabili e amorevoli famiglie d’origine; buoni risultati scolastici; propositi di carriera nelle professioni forensi, economiche o mediche. Comune a tutti i casi è risultato anche il ruolo decisivo della propaganda mirata, condotta attraverso i diversi social media, direttamente dall’autoproclamato Stato Islamico. Tutte queste ragazze hanno potuto scegliere tra le opportunità offerte dalle società aperte europee e l’affiliazione alla causa dell’islamismo radicale.

Quando in Occidente riconduciamo a cause quali la povertà o l’emarginazione sociale il fenomeno della radicalizzazione compiamo quantomeno una semplificazione e ci lasciamo ingannare da un approccio immanente, proprio delle nostre culture, in quanto sottoposte al lungo processo della secolarizzazione. Purtroppo la guerra, come Alessandro Baricco ha acutamente riconosciuto riflettendo su un testo antico quale l’Iliade, possiede in sé un potenziale di fascinazione, che può essere esasperato quando posa su motivazioni ideologiche o concezioni totalizzanti dell’esistenza umana. E’ debole il pensiero che nega tale assunto ed è una debolezza che non ci possiamo permettere.

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