Denaro che esiste ma che è da considerarsi non utilizzabile, contabilizzato come “residuo passivo” e bloccato a causa del Patto di Stabilità ma anche di endemiche e ormai incancrenite difficoltà di cassa e gestionali. Cifre ingenti ripartite soprattutto fra Comuni e Regioni, e il cui blocco sempre più spesso decreta il fallimento di quelle imprese fornitrici che si vedono negati i dovuti pagamenti.

Il problema è duplice se si considera che le difficoltà abbracciano tanto le spese amministrative ordinarie quanto gli investimenti speciali. I “residui passivi” più alti per ciò che riguarda le spese ordinarie si riscontrano nei bilanci di Lazio (11,3 miliardi), Campania (6,1 miliardi) e Piemonte (5,5), mentre per gli investimenti l’ordine di questa classifica poco lusinghiera è leggermente differente, con ai primi posti Puglia (10,1 miliardi), Campania (9,3 miliardi), e Lazio (7,2 miliardi). Il problema potrebbe subire un ulteriore aggravamento a causa della nuova regolamentazione UE, che prevede l’accumularsi di un interesse del 8,75% per i pagamenti alle imprese effettuati oltre i 60 giorni.

La spending review agisce comunque a tutto campo, andando a riorganizzare anche parte del settore Giustizia, con la sopressione di numerosi tribunali molto piccoli e di praticamente tutte le cosiddette “sedi distaccate”. Un rimescolamento che dovrebbe portare allo spostamento di circa 220mila processi, anche se i dettagli tecnici della riorganizzazione, lasciati ai tribunali locali, non sono ancora stati stabiliti.

Piacciono invece alcune innovazioni nell’ambito fiscale. Si registra un incremento delle adesioni al nuovo regime di imposta unica per le imprese, al 5%, che andrebbe tra le altre cose ad evitare anche vecchie incombenze come Iva, Irap, studi di settore e lo “spesometro”. Successo anche per la cosiddetta “cedolare secca”, un regime fiscale facoltativo e facilitato che sempre più spesso viene scelto dai locatori a scapito della normale tassazione e che fissa l’aliquota standard al 21%. Problemi invece con la nuova Tares, la tassa sui rifiuti erede della vecchia Tarsu. I Comuni e le aziende impegnate nel settore della raccolta rifiuti lamentano l’entrata in vigore spostata a luglio, un differimento che rischia fino al mese in questione di sottrarre un ingente quantitativo di risorse giudicate indispensabili per l’erogazione del servizio.

 

18 febbraio 2013

Giorgio Scapparone Suma

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