Intervistata stamane a palazzo Chigi, dove  ha firmato un protocollo d’intesa con l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (Iap) per contrastare l’uso distorto dell’immagine femminile nella pubblicità, la Carfagna si è concessa a taccuini e microfoni, sottolineando come la casa del premier sia stata tenuta sotto controllo e sotto osservazione per più di un anno.

«Non spetta a me dare un giudizio morale su comportamenti che per altro non sono stati accertati: se verrà accertato che i fatti che leggiamo sui giornali corrispondono al vero, il mio giudizio andrà in una direzione, sennò andrà in un’altra», ha aggiunto il ministro.

I toni si sono accesi, quando il membro del governo ha battibeccato con una giornalista dell’Unità che le contestava una contraddizione tra l’iniziativa presentata oggi e quanto sta venendo fuori negli ultimi giorni riguardo all’immagine femminile.

«Proprio l’Unità non può fare la morale, perchè si è fatta pubblicità utilizzando un fondo schiena femminile», ha prontamente ribattuto la Carfagna, ricordando una recente campagna fotografica apparsa sulle pagine del quotidiano.

 La giornalista ha così ricordato al ministro delle Pari Opportunità il suo passato da modella e da protagonista di calendari.

«Sono foto che risalgono a 12 anni fa e che non ho mai rinnegato», ha risposto, senza fare una piega, l’esponente del Governo Berlusconi, sottolineando come quelle immagini non hanno comunque niente a che vedere con la campagna presentata oggi.

Nicola de Mola

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