Era stata la Cassazione, lo scorso 9 settembre, a rimettere gli atti al Riesame, dopo aver accolto l’istanza delle difese e annullato con rinvio una precedente decisione del medesimo tribunale che aveva negato ai due indagati la revoca della misura cautelare. Gli avvocati dei due Renato Borzone e Corrado Uliveto nelle loro istanze di scarcerazione o di domiciliari, avevano fatto leva sul venir meno dell’esigenze cautelari, sulla non utilizzabilità delle intercettazioni tra i due indagati e soggetti politici e sulle precarie condizioni di salute dei loro assistiti.

Risale al 7 luglio scorso il loro arresto con l’accusa di concorso in associazione per delinquere finalizzata alla violazione  degli articoli 1 e 2 della nota legge Anselmi, inerente le associazioni segrete, nell’ambito dell’inchiesta romana sull’eolico in Sardegna, successivamente estesa. Un vero e proprio comitato d’affari segreto, quello  per la realizzazione di parchi eolici nella regione Sardegna, che avrebbe tentato di influenzare illegalmente politici e magistrati per ricevere appalti e favori. Oltre a loro erano scattate le manette anche per un altro imprenditore, il costruttore  napoletano Arcangelo Martino, a cui il gip il mese scorso ha concesso gli arresti domiciliari per motivi di salute e per il suo atteggiamento collaborativo verso i magistrati.

Solo pochi giorni fa, dopo la sua lettera presentata un mese fa al Csm, sono state accolte le dimissioni di Alfonso Marra, ex presidente della Corte d’Appello, anche lui coinvolto nell’inchiesta dopo che il suo nome è emerso in alcune intercettazioni. I magistrati romani che indagano sulla “P3” ipotizzano che siano state fatte indebite pressioni sul Csm per far eleggere Marra a Milano.

Pina D’Errico

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