Per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte,  tutti esponenti di Ordine Nuovo, l’ex generale dei Carabinieri Francesco Delfino e l’ex segretario del Msi Pino Rauti, i pubblici ministeri Roberto Di Martino e Francesco Piantoni, a conclusione del processo avevano chiesto la condanna all’ergastolo per il reato di concorso in strage, fatta eccezione per Rauti, considerato il mandante “morale” ma ritenuto estraneo ai fatti.

Tuttavia, dopo una camera di consiglio durata 7 giorni, la decisione dei giudici ha disconosciuto il lavoro della Procura, ritenendo insufficienti per una condanna le prove raccolte. Revocata per Delfo Zorzi, ora residente in Giappone, anche la misura restrittiva degli arresti domiciliari. L’inchiesta, la terza dopo quelle del 1979 e del 1984, con la quale finalmente si sperava di fare luce su una delle pagine più oscure della storia italiana recente,  era stata avviata nel 1993 e si è conclusa dopo un dibattimento durato 2 anni e 166 udienze.

Il sindaco di Brescia si è detto avvilito per “il sentimento di impotenza” che la sentenza ha suscitato nei cittadini, “perché la città voleva due cose: verità e giustizia, ma non si è riusciti a raggiungerle”.

Comprensibile l’amarezza dei familiari delle vittime, per i quali ha parlato Manlio Milani, presidente dell’associazione nata per difendere il diritto alla verità su quanto accadde quel giorno:

“L’unica cosa a cui penso in questo momento sono quegli otto morti. In questo processo le cose che mi hanno colpito sono state le reticenze, le falsità che hanno raccontato”.

Nessun colpevole, nessuna verità. Le uniche certezze di questa ennesima strage impunita restano l’esplosione di una bomba collocata in un cestino portarifiuti posto in una piazza affollata di donne, uomini e bambini che partecipavano ad una manifestazione sindacale, e il dolore per 8 vite innocenti spezzate senza pietà.

Martina Damiani

2 Commenti

  1. vorrei sapere per quali vie si e potuto discutre e portare a termine un processo dal 1974 per la verita la mia curiosità di cittadino che sono stato dichirato fallito il 10 agosto 1972 senza giuste motivazioni da parte del tribunale di Sondrio dott Minotta fra cui di non essre convocato in camera di consglio come previsto dlla legge fallimentare e dopo aver pagato il cento x cento della mia posizione debitoria sono sto escluso per anni dalla mia possiblità di ripresa
    Alla mia eta di 83 anni vorei rivendicare questa mia disgraziata posizione derivantne da una sentenza ingiusta ed illegitima da parte del Tribunale di sondrio ed in particolare del giudice delegato dott Minotta
    .se ci sono persone e o proffinisti che mi potrebbero indirizzare su tale rivendicazione e avrere giusti danni lper avremi distriotto la vita e il morale Con l’iscrizione alla casella penale considerato che la legge Italiana per un fallito che ha pagato tutto non esite una forma di riabilitazione immedita e dichirata sarei grato.N.B. Ho ritenuto di rispedire questo messaggio in quanto ho rilevato diversi errori dovuti alla rabbia che mi persequita e mi ha rovinato la vita per circa 40 anni e comuqe a vedere sul terriitorio quello che avevo costruito in anni di lavoro mandatio alla malora dalla mancanza di responsablita morale civile professionale Arch Cardelio Pedrana bormio sondrio

    sdecarde@tele2.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here