martedì, 23 Luglio 2024

Venezuela, manifestazioni LGBTQ+ davanti alla Corte Suprema: “Chiediamo chiarezza allo Stato”

Si tratta di uno dei paesi sudamericani con le maggiori restrizioni per la comunità LGBTQ+. Ancora assenti leggi su matrimoni paritari e riconoscimento dell'identità di genere delle persone trans.

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La comunità Lgbtq+ venezuelana chiede risposte e diritti. Ieri, 14 febbraio 2023, un gruppo di attivisti ha manifestato davanti alla Corte Suprema di Giustizia di Caracas per avere una pronuncia definitiva in merito a questioni aperte da anni.

In particolare, si attendono riscontri riguardo a tre tematiche: il matrimonio paritario per coppie dello stesso sesso (attualmente non legale in Venezuela), il riconoscimento dell’identità di genere (non è possibile modificare il nome anagrafico delle persone transgender) e l’annullamento dell’articolo 565 del Codice Militare. Quest’ultimo prevede condanne fino a tre mesi di reclusione per i funzionari che “commettono atti tali da svilire la propria dignità, o che li consentano senza opporvisi”.

Infatti, sebbene la Costituzione proibisca de iure le discriminazioni (anche quelle basate sull’orientamento sessuale), il Venezuela rimane de facto uno dei Paesi sudamericani in cui la situazione della comunità LGBTQ+ risulta più difficile. L’assenza di leggi che tutelino giuridicamente le unioni tra coppie dello stesso sesso e che consentano alle persone transgender di esprimere la propria identità rappresenta una seria minaccia per la loro integrità fisica ed emotiva.

A un contesto già precario, si aggiungono preoccupazioni derivate dal crescente consenso di idee “anti-diritti”, anche all’interno delle istituzioni statali.

Infatti, come dichiarato dal direttore dell’Associazione Venezuela Igualitaria, Giovanni Piermattei, e da Yendri Velàsquez, membro dell’Observatorio de violencia LGBT, l’impressione generale è quella di uno Stato che continua a esibire promesse vane e evita procedere sulla questione dei diritti civili.

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