giovedì, 25 Luglio 2024

Guerra nel Donbass, i “numeri della follia”: perdite e danni secondo Mosca e Kiev

Il numero delle perdite, dei feriti e degli orrori della guerra riportato dai media di Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, è il manifesto di una follia che nell'ultimo anno ha avuto una escalation, per molti improvvisa, per altri abilmente programmata.

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Il Governatore della regione di Lugansk e gli alti ufficiali militari ucraini avevano lanciato l’allarme, il raggruppamento massiccio di truppe vicino a Mariupol e un cambio strategico di utilizzo delle munizioni, avevano fatto capire che la Russia era pronta per una mega offensiva nel confine orientale. Durante la notte appena trascorsa e le prime ore di questa mattina, gli attacchi del Cremlino si sono intensificati notevolmente. Secondo Ukrinform la regione di Kharkiv è stata nuovamente colpita (42 volte nelle ultime 24 ore) e sarebbero stati riportati danni al patrimonio abitativo. Presa di mira anche Kherson, nella giornata di ieri forti scontri anche a Donetsk. Il numero delle perdite, dei feriti e degli orrori della guerra riportato dai media di Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin è il manifesto di una follia che nell’ultimo anno ha avuto una escalation, per molti improvvisa, per altri abilmente programmata.

Oltre 138mila i soldati russi uccisi dal 24 febbraio 2022

The Armed Forces of Ukraine eliminated about 138,340 Russian invaders” rende noto in un rapporto lo Stato maggiore delle Forze armate di Zelensky. I dati sono stati riportati anche dal sito d’informazione ucraino Ukrinform. Sarebbero dunque oltre 138mila i soldati russi uccisi dalla resistenza ucraina; 560 di questi sarebbero stati neutralizzati nella giornata di ieri, 12 febbraio. Le difese ucraine, in questa guerra, avrebbero anche distrutto più di 3mila carri armati nemici, più di 6mila veicoli con personale armato a bordo, oltre 2mila sistemi d’artiglieria e 234 mezzi russi di difesa aerea, 286 elicotteri, oltre 2mila droni e 857 missili. Sempre in un rapporto dello Stato maggiore ucraino appare un dato anomalo: l’esercito russo non avrebbe un numero ingente di uniformi adatte al periodo invernale (bisogna ricordare che Vladimir Putin ha messo in campo migliaia di riservisti e volontari). Infatti, da gennaio sarebbe in notevole aumento il numero di casi di congelamento tra le truppe russe. Nelle strutture sanitarie di Horlivka, nel Donetsk, fino al 30% dei feriti presenterebbe tale diagnosi. I danni inferti al Paese ucraino non si limiterebbero all’eliminazione fisica dei nemici, ma avrebbero di mira anche il patrimonio ambientale. Secondo il Kyiv Independent, le forze militari del Cremlino starebbero prosciugando deliberatamente la Riserva Kakhovka. “Si tratta di ecocidio. Gli occupanti stanno prosciugando il bacino idrico di Kakhovka, è una minaccia per l’ambiente” ha detto il vice Primo ministro dell’Ucraina Iryna Vereshchuk. Il bacino di Khakovka è una fonte per il raffreddamento della centrale nucleare di Zaporizhzhia.

La furia del Cremlino

Più di 250 soldati ucraini sarebbero stati eliminati dai soldati russi nella giornata di avantieri, 11 febbraio. Lo riporta l’Agenzia di stampa di Mosca; il dato è confermato anche dal Portavoce del ministro della Difesa, Igor Konashenkov. L’attacco avrebbe avuto luogo in direzione di Krasny Liman, e sarebbe stato sferrato tramite forze aeree. Altri 100 uomini di Zelensky sarebbero stati abbattuti durante un attacco nella stessa direzione grazie alle forze di fanteria da combattimento del Cremlino. “Le perdite giornaliere del nemico superano le 50 unità” ha reso noto Konashenkov. Secondo un rapporto Onu di fine gennaio, le perdite ucraine si aggirerebbero intorno alle seguenti cifre: 7mila morti e 11mila feriti. Sergei Shoigu, ministro della Difesa russo, invece, a settembre scorso riportò un dato clamoroso: dall’inizio della guerra sarebbero morti più di 61mila soldati ucraini. Mettendo in conto che da settembre a gennaio gli attacchi russi si sono intensificati, il dato rischierebbe di essere enormemente aumentato, potrebbe toccare le 100mila unità, qualora Shoigu avesse detto la verità. Intanto Renat Karchaa, consigliere dell’amministratore delegato della centrale nucleare di Rosenergoatom, snobba le sanzioni economiche ai danni di 200 funzionari da parte di Kiev. “Hanno senso soltanto se influenzano alcuni processi. Inanzitutto Zaporizhzhia fa parte della Russia. In secondo luogo, la questione della proprietà della centrale nucleare è già stata risolta da un decreto del Presidente russo” sono le parole di Karchaa riportate dalla TASS.

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