venerdì, 9 Dicembre 2022

Giornata contro la violenza sulle donne, il papà di Federica: “Mi manca come l’aria ogni femminicidio riapre la ferita”

Federica Mangiapelo aveva 16 anni quando la notte di Halloween del 2012 è stata annegata dal suo fidanzato nel lago di Bracciano, ritrovata senza vita sulle sponde di Vigna di Valle all'alba del primo novembre. Sono passati 10 anni dalla sua morte e il papà Luigi, con la voce strozzata dal dolore, ci ha raccontato di lei, della sua bambina che amava la libertà e correre di fianco al tempo.

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A 16 anni arrivano le uscite con gli amici, le prime serie litigate con mamma e papà, i caffè a scuola, i baci, le cotte, quelle che ti fanno sentire la leggerezza della tua età, i progetti da tenere stretti perché domani ne arriveranno una valanga di nuovi, pronti a prendere in fretta il loro posto. Federica Mangiapelo aveva 16 anni, forse si era dimenticata di appuntare sul diario il suo ultimo primo sogno, quando la notte di Halloween del 2012 è stata annegata dal suo fidanzato nel lago di Bracciano. Federica è stata uccisa per mano del ragazzo troppo geloso che giurava di amarla. Lei voleva lasciarlo. Lui non accettava di perderla, così, dopo un brutto litigio, le ha stretto la testa tra le mani, schiacciandola a fondo nelle acque lacustri, fino a che lei non ha smesso di dimenarsi.

Il corpo di Federica fu ritrovato sulle sponde di Vigna di Valle all’alba del primo novembre, aveva i polmoni pieni di alghe, segno di quanto abbia combattuto per vincere quell’ultima violenza. Sono passati 10 anni dalla sua morte e il suo papà Luigi, con la voce strozzata dal dolore, ci ha raccontato di lei, della sua bambina dagli occhioni azzurri come il cielo che amava correre di fianco al tempo. È necessario ricordare il suo volto e la sua storia, come quelli di Monica, Roberta, Pamela, Jessica, delle 104 donne uccise per mano di uomini dall’inizio del 2022 a oggi, perché ognuna di loro smetta di essere ingoiata nell’oblio dei numeri e illuminata da fioche luci rosa solo il 25 novembre.

Che ragazza era Federica?
«Federica era una ragazza solare, piena di vita, giocherellona, anche un’adolescente problematica, testarda, che viveva i turbamenti tipici della sua età. Io e lei ci facevamo tanti dispetti, ci divertivamo, così come mi faceva tanto arrabbiare, mi manca come l’aria. Era una persona eccezionale, molto esuberante, libera. Federica voleva diventare grande a tutti i costi».

Che donna sarebbe stata?
«Secondo me sarebbe diventata una grande donna. Quando avrebbe superato la fase adolescenziale, oltrepassando quel muro di disagi che aveva in quel periodo, sarebbe diventata una splendida donna, ne sono certo».

Il colpevole non ha mai confessato, ma ha ammesso nel corso del processo di essere solito “picchiare Federica per educarla”. Sua figlia si era mai confidata con lei, le aveva parlato della gelosia e della violenza del ragazzo?
«Federica mi aveva confidato delle violenze psicologiche che stava subendo, anche perché non credo che ci siano stati dei maltrattamenti fisici nel corso della loro storia. Erano violenze dettate dal possesso, dall’amore malato. Federica non aveva paura di lui, le dava molto fastidio la sua gelosia morbosa, questo sì. Lei era molto innamorata, ma viveva di un amore conflittuale, infatti nell’ultimo periodo voleva lasciarlo, non voleva più stare con lui. Credo che questa sia stata proprio una delle cause, se non la causa, per cui lui l’ha uccisa».

C’è stata una lunga battaglia giudiziaria che si è conclusa in cassazione con la condanna dell’assassino a 14 anni di carcere. È stata fatta giustizia?
«Secondo me no, perché 14 anni di reclusione non valgono la vita di una ragazza che non c’è più. Io sono contrario alla pena di morte, però sono per la pena severa, avrebbero dovuto dargli l’ergastolo per ciò che ha fatto a mia figlia. Credo che metà percorso lo abbia già fatto e, con eventuali sconti di pena, tra poco potrebbe essere a spasso».

Lei dove ha trovato e trova la forza per sopravvivere a questa tragedia?
«Io sono stato fortunato perché ho un altro figlio, il fratello di Federica, e mi sono dedicato completamente a lui. All’epoca aveva 11 anni, adesso ne ha 21. Nel frattempo ho smesso di lavorare, sono stati momenti bruttissimi, io ho aiutato lui e lui ha aiutato me, ci siamo fatti forza a vicenda. Non lo so come avrei reagito se non avessi avuto mio figlio, lui mi ha dato la forza. E poi un’altra cosa importante è stata la vicinanza di mio fratello Massimo, che ha scritto un libro sulla storia di Federica e con lui siamo andati in giro per l’Italia per divulgare quest’opera contro la violenza sulle donne (“Federica, la ragazza del lago”, edito Bonfirraro, ndr). Ho cercato di trasformare il mio dolore in qualcosa di utile. Questo è durato fino a qualche anno fa, dopodiché ho detto basta, perché ogni volta che partecipavo a un convegno per parlare di femminicidi e violenze mi si riapriva una ferita e stavo male. Così come mi è successo quest’anno il primo novembre, nella data dell’anniversario della morte di Federica. Quel giorno mi sembrava non passasse mai, anzi questa volta è stata peggio della altre, forse perché sono passati 10 anni. L’ho vissuta malissimo con un’ansia incredibile. Ricordo che ero impegnato in occasione della giornata dedicata a Federica nel centro antiviolenza in sua memoria, ho sofferto sia il giorno prima che quello dopo. Ha torto chi dice che il tempo aiuta».

C’è un esercito di donne che non ha purtroppo ancora trovato il coraggio per denunciare
«Quando una donna si trova in pericolo o è in difficoltà si deve rivolgere a dei centri antiviolenza e farsi aiutare. L’ho detto anche in occasione dell’anniversario della morte di Federica nell’associazione a lei dedicata, io credo fortemente in luoghi del genere, che funzionano e assistono le vittime, ma non sono felice. Lo sarò solo quando questi centri non esisteranno più, perché significherà che avremo disintegrato il fenomeno della violenza contro le donne».

Cosa possono fare i genitori per aiutare le proprie figlie o i propri figli ingabbiati in storie tossiche?
«Più che i genitori dovrebbero essere i figli ad aprirsi. Perché i ragazzi molto spesso in queste situazioni restano in silenzio, si chiudono e non si confidano. Di solito da adolescenti vediamo la mamma e il papà come dei nemici, come quelli che sono pronti a dirci di no. Spesso mi sono trovato nelle scuole a parlare con i giovani e ho ricordato loro che le uniche persone che li ameranno sempre sono i proprio i genitori. Dico ai figli: se avete un problema parlatene immediatamente, solo così possiamo capire cosa fare per aiutarvi! Credo che le madri e i padri in questo periodo storico siano, però, anche molto disattenti, tanto da perdere di vista la vita dei figli. Una volta forse era il contrario, si tendeva a controllare troppo ogni loro movimento. Penso che le famiglie di oggi non abbiano più quelle attenzioni di una volta, forse per la frenesia dei tempi o il troppo lavoro».

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