mercoledì, 7 Dicembre 2022

“Se rivuoi il camion devi pagare”: cavallo di ritorno finisce in carcere, 2 arresti per estorsione

Due uomini sono stati arrestati a Reggio Calabria per tentata estorsione con il metodo del "cavallo di ritorno", dopo aver rubato un camion ad un imprenditore locale avrebbero chiesto una somma per la restituzione, ma la vittima ha denunciato tutto facendo scattare la trappola.

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Nei giorni scorsi, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura della Repubblica diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, il personale della Polizia di Stato ha tratto in arresto a Reggio Calabria, Marcello Passalacqua, di 32 anni e Gianluca Guerino, 36enne, indiziati per ricettazione e tentata estorsione aggravata ai danni di un imprenditore reggino. Le indagini, ancora in fase preliminare e condotte dalla Squadra Mobile sotto le direttive della Procura della Repubblica, sarebbero partite dalla denuncia della vittima, che, dopo aver subito il furto di un camion, era stato sollecitato al pagamento di una somma di denaro per la restituzione del mezzo, secondo il metodo del “cavallo di ritorno”, tipologia di estorsione molto diffusa nella città che consente di monetizzare in breve tempo.

All’identificazione degli arrestati gli investigatori della Squadra Mobile sono giunti attraverso diversi servizi di osservazione, che avrebbero consentito di documentare gli incontri tra gli indagati e la vittima, che, nel frattempo li avrebbe rassicurati sulla sua disponibilità a versare quanto richiesto, e ciò proprio al fine di consentire alla Polizia di proseguire le indagini. Gli incontri, finalizzati a trattare sulla restituzione del camion e sul prezzo da pagare, sono stati quindi monitorati dai poliziotti che ormai da anni indagano su gruppi criminali che sarebbero riconducibili alla comunità nomade locale, non avrebbero avuto pertanto difficoltà a riconoscere gli autori del tentativo di estorsione.

Proprio la disponibilità a corrispondere quanto richiesto, aveva indotto gli indagati ad indicare il luogo dove poter recuperare il mezzo, che comunque presentava dei danni e necessitava di essere trasportato con un carroattrezzi. A quel punto, alla mancata corresponsione della somma pattuita, giustificata dalla vittima in ragione dei danni subiti,  sarebbero scattate pesanti minacce, che hanno indotto il P.M. titolare delle indagini a formulare una urgente richiesta di misura cautelare, poi effettivamente disposta dal GIP, sulla base del grave quadro indiziario raccolto.

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