mercoledì, 7 Dicembre 2022

Cop27, svolta inaspettata su Loss and Damage: UE a favore del risarcimento ai Paesi più vulnerabili

Frans Timmermans, vice Presidente della Commissione Europea, ha riportato stamattina la volontà dell'Unione di creare un fondo per perdite e danni. Le condizioni devono però essere chiare e il finanziamento deve andare a braccetto con il maggiore impegno di ogni Paese nella riduzione delle emissioni di CO2

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L’esito deludente della Cop27 sembrava ormai un dato di fatto fino alla serata di ieri, giovedì 17 novembre. Nella notte la situazione sembra essersi drasticamente ribaltata. L’Unione Europea ha infatti dichiarato di essere disponibile alla creazione di un fondo per finanziare perdite e danni. Vale a dire il rimborso che i Paesi più ricchi, maggiori responsabili del riscaldamento globale, devono a quelli in via di sviluppo, più colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico.

La svolta

Nelle prime ore della mattina di oggi, giorno conclusivo della Conferenza, il vice presidente della Commissione europea Frans Timmermans si è fatto portavoce della proposta europea di stabilire un fondo per danni e perdite. Come riporta in un tweet pubblicato nella mattinata, il fondo è “destinato ai più vulnerabili, riflettendo le realtà finanziarie del 2022“. Ma aggiunge anche un elemento imprescindibile: “Deve andare a braccetto con ambizioni più grandi di riduzione delle emissioni“. Non solo quindi un finanziamento, ma un piano complessivo, che tocca la parte finanziaria necessaria per rimediare ai danni climatici e si abbina a un nuovo atteggiamento globale, più responsabile e attento alle emissioni.

Timmermans ha dichiarato che l’UE è arrivata a questa conclusione dopo aver ascoltato i rappresentanti del G77, l′Organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite formata da 134 Paesi principalmente in via di sviluppo, per i quali Loss and Damage è chiaramente un punto chiave. Nelle sue parole rilasciate durante una intervista questa mattina: “Noi 〈Unione Europea〉 eravamo riluttanti alla creazione di un fondo, non era la nostra intenzione. La mia riluttanza era dovuta alla mia esperienza: serve tempo prima che un fondo venga creato, e ancora più tempo prima che sia alimentato, mentre abbiamo strumenti esistenti. Penso veramente che potremmo muoverci più velocemente con questi strumenti esistenti 〈di finanza climatica〉. Ma poiché 〈G77〉 sono così legati a un fondo, ci siamo mostrati d’accordo”.

Il Vice Presidente dell’Unione Europea ha dichiarato che ci devono però essere “chiare condizioni” per la creazione di questo fondo. Ha inoltre posto l’attenzione sulla richiesta dell’UE di maggiore ambizione nella riduzione delle emissioni. Servono cioè disposizioni più severe sui piani nazionali aggiornati per ridurre le emissioni rispettando l’obiettivo di 1.5C dell’accordo di Parigi fino alla data definita del 2025. “Deve trattarsi di un pacchetto onnicomprensivo” concludeTimmermans.

Riflettori puntati ora sulla Cina

L’apertura dell’Unione Europea sposta inevitabilmente i riflettori sulla Cina. Seconda economia globale e prima per CO2 emessa, finora ha sempre evitato ogni obbligo di finanza climatica alle Nazioni più povere. Anche perché tecnicamente, secondo la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici del 1992 alla base delle Cop organizzate, la Cina rientra ancora tra i paesi emergenti e non tra quelli sviluppati.

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