mercoledì, 24 Luglio 2024

Sanità calabrese, ospedale di Trebisacce chiuso e mai riaperto: 7 anni per una determina. Parlano i sindaci

Oltre un'ora per raggiungere l'ospedale calabrese percorrendo strade fatiscenti, questi i disagi che i cittadini dell'Alto Jonio cosentino sono costretti a vivere dopo la chiusura dell'Ospedale di Trebisacce. A 7 anni dalla sentenza del Consiglio di Stato qualcosa si muove.

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La politica sanitaria italiana degli ultimi anni è stata caratterizzata da un indebolimento del sistema sanitario nel suo complesso, sottolineando sempre più il divario tra Nord e Sud, tra centro e periferia, tra poli d’eccellenza e situazioni di degrado. Di questo depauperamento ne sono testimoni i cittadini dell’Alto Jonio cosentino che da 12 anni soffrono della chiusura dell’Ospedale di Trebisacce nonostante tre sentenze del Consiglio di Stato -arrivate nel 2015, 2018 e 2020- ne abbiano sancito la riapertura. Della situazione di disaggio che la  popolazione è costretta a vivere sulla propria pelle ne abbiano discusso con alcuni sindaci di questo lembo di Calabria. Il sentimento che accumuna tutti è quello di risentimento e di abbandono, ci si sente lasciati soli dalle istituzioni.

 La parola ai sindaci

“Soffriamo già di un servizio poco efficiente di medico di famiglia, tre giorni a settimana per una sola ora; non avere un ospedale vicino con una popolazione per lo più di anziani è come essere in balia della fortuna“, è quanto dichiarato da Alessandro Adduci, primo cittadino di Castroregio, paese di 278 abitanti in provincia di Cosenza. A queste dichiarazioni fa eco il sindaco di Alessandria del Carretto, Domenico Vuodo, il più alto comune del Parco nazionale del Pollino: “Qui durante l’inverno, quando spesso siamo avvolti dalla nebbia, spostarci diventa un vero problema. Sapere di avere almeno un buon Pronto Soccorso a Trebisacce, a 38 minuti dal nostro Comune, sarebbe una salvezza, raggiungere il nosocomio di Corigliano diventa un viaggio infinito, sembra banale ma stiamo parlando della salute dei cittadini, ecco perché tutti ci riversiamo nella vicinissima Basilicata”.

Se teniamo conto che gli standard sanitari a tutela dei LEA, i livelli essenziali di assistenza, fissano in 60 minuti i tempi di percorrenza per raggiungere il più vicino presidio ospedaliero, ecco che la mobilità e la distanza da percorrere per raggiungere l’Ospedale di Corigliano, a più di un’ora di macchina dai Comuni dell’area nord della Calabria, così come si legge anche nella sentenza n° 2151, diventerebbe uno dei fattori cardini per la riapertura di Trebisacce. Per sopperire alla mancanza di strutture i Comuni si fanno carico di alcuni servizi essenziali, come ad esempio il servizio prelievo soprattutto per gli anziani, come ci ha raccontato Leonardo Aurelio, sindaco di Albidona.

La persona torni ad essere al centro degli interessi

A pagare le conseguenze della chiusura del nosocomio di Trebisacce sono i cittadini dei 16 Comuni del distretto; lo Stato dovrebbe rimettere al centro dei propri interessi la persona, la dignità dell’uomo, al posto degli interessi economici legati alla sanità. “Considerando la grande distanza, le strade fatiscenti, il 60% di persone anziane presenti sul nostro territorio, non è pensabile nel 2022 non avere un nosocomio vicino che possa garantire un sacrosanto diritto e un bene essenziale. Bisogna che la salute torni a essere un diritto e non una merce di scambio, bisogna fare in modo che i servizi sanitari siano accessibili a tutti e ben distribuiti sul territorio, indipendentemente dal numero di cittadini che lo abitano, ma direttamente proporzionale alla vastità e alle carenze infrastrutturali dei territori abitati”, ci ha detto il primo cittadino di Montegiordano, Rocco Introcaso.

E sull’annosa questione si è fatto sentire anche il Giuseppe Ranù, sindaco di Rocca Imperiale, primo paese sulla costa ionica ai confini con la Basilicata. “Per noi l‘ospedale calabrese è fuori regione“- ha così esordito- “e l’alternativa a questa assenza disfunzionale è quella di recarci per le urgenze e le emergenze nella vicina Policoro, rischiando di mandare al collasso anche il servizio sanitario lucano. Nel nostro Comune abbiamo anche un Poliambulatorio che negli anni è stato abbandonato per mancanza di medici, sarebbe potuto essere un presidio di medicina territoriale in più che avrebbe potuto decongestionare le lunghe file ai Pronto Soccorso. La riapertura dell’Ospedale di Trebisacce sarebbe per noi e per tutto il nostro territorio una vera boccata d’ossigeno“.

Ospedale riaperto solo sulla carta,7 anni per una determina

A questo punto viene spontaneo chiedersi come mai il presidio ospedaliero di Trebisacce risulti ancora chiuso nonostante le tre sentenze del Consiglio di Stato che ne sanciscono la riapertura. Una piccola fiammella di speranza sembra essere arrivata nei giorni scorsi; con una determina sottoscritta il 3 novembre 2022 l’Azienda Sanitaria Provinciale ha assegnato, in esecuzione della sentenza del 2020, l’incarico a Invitalia S.p.A. di procedere alle gare di appalto per la progettazione e direzione dei lavori di “adeguamento strutturale, funzionale e impiantistico dell’Ospedale di Trebisacce”. Al netto di tutto ci si chiede quale impedisca allo Stato Italiano l’attuazione delle sue stesse tre sentenze mentre un semplice cittadino è obbligato a rispettarle. Dopo 7 lunghi anni la riapertura “sulla carta” inizia, finalmente, a muovere i primi passi, resta da capire se ce ne vorranno altri 7, se non di più, perché diventi realtà.

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