domenica, 27 Novembre 2022

Panatta fuori luogo su Tiafoe e Sock, tempi sono cambiati: giocare per vincere è segno di rispetto

Le dichiarazioni di Adriano Panatta hanno fatto discutere. L'ex davisman azzurro ha definito Tiafoe e Sock "trogloditi del tennis". Sicuramente il punto di Panatta è comprensibile, e accomuna molti ex-giocatori di mia conoscenza, d'accordo sul fatto che si sia perso negli anni il valore del rispetto per l'avversario. Le sue parole, però, sono apparse estemporanee e da mettere nel giusto contesto.

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Ho trovato di cattivo gusto, volgare e villano che quei due americani tirassero a tutta forza in faccia a Federer e Nadal. Lo fanno perché non sono capaci di fare altro. Non sanno in alcuna maniera cos’è il tennis e neanche lo possono capire“. Chi può biasimare Adriano Panatta?

Nostalgia di tempi passati

Vincitore di Davis, Roland Garros e degli internazionali d’Italia nel suo magico anno 1976, il romano, ex tennista dal gioco splendido, è sicuramente uno che non ha problemi a dire quello che pensa. Diciamola tutta, le parole di Panatta sono dettate da un’inguaribile nostalgia di tempi che sono “trapassati“. Ai tempi dell’alfiere azzurro, la mancanza di rispetto più grande che potevi vedere in campo era McEnroe o Connors che agitavano la racchetta di legno contro la rete. Tutto questo è assolutamente comprensibile, ma personalmente non vedo il motivo di “inveirsi” contro due giocatori che non hanno una bacheca colma di trofei, e che si trovano a giocare alla O2 arena di Londra contro Roger Federer e Rafael Nadal (42 slam and counting) in doppio nell’ultima partita dello svizzero davanti a tutto il mondo e con una panchina che li supporta.

Probabilmente ai tempi di Panatta la disputa si sarebbe risolta in un abbraccio collettivo in onore del fuoriclasse elvetico, mettendo da parte ogni contesa, ma il tennis di oggi è un’altra cosa: si gioca per soldi, si gioca per vincere.

I tempi sono cambiati, tristemente

Se a quanto detto aggiungiamo il fatto che Panatta ha giocato in una “era” tennistica in cui il fioretto andava per la maggiore, e nel rarissimo caso in cui tiravi addosso, accidentalmente, venivi fischiato dal pubblico, ci rendiamo conto di quanto fuori moda e fuori luogo fossero le parole dell’ex campione di Parigi. Non dimentichiamoci che Jack Sock ha comunque giocato un edizione delle Atp Finals, proprio all’O2 arena di Londra e Frances Tiafoe è reduce dalla prima semifinale slam della carriera. In conclusione, non proprio gli ultimi arrivati. Se ne vogliamo fare una questione di come il tennis si sia evoluto prendendo le distanze da ogni forma di rispetto dell’avversario, citando i soliti Kyrgios e Bublik piuttosto che le bibliche pause bagno di Tsitsipas, non si può dare torto a Panatta.

C’erano sicuramente momenti e luoghi più appropriati per rimarcarlo, senza contare che la questione “tirare addosso” è assolutamente priva di senso, in quanto fa parte del gioco. Ricordiamo che, dagli anni 2000 in poi, gli attrezzi si sono evoluti in maniera verticale e questo ha portato, negli anni, a un cambiamento radicale nell’interpretazione del doppio.

Roger Federer prima della Laver Cup: “voglio una festa non un funerale”

È stato proprio Roger Federer, 20 volte campione slam a dire “non voglio un funerale, voglio una festa“. Il campione svizzero ha inoltre aggiunto, in sede di presentazione dell’evento: “Mi è capitato di assistere a molti ritiri, quasi tutti dopo una sconfitta in un torneo normale, e mi sono sempre sentito triste per loro, pensavo alla sensazione che avrebbero provato una volta rientrati, da soli, quell’ultima volta nello spogliatoio“. Con tutta probabilità, anche se andrebbe chiesto al diretto interessato, lo stesso Roger avrebbe preferito un match giocato “alla morte”, invece che una passerella in cui gli avversari si scansavano. Sicuramente, e stavolta possiamo esserne sicuri, l’uomo da Basilea si è divertito molto nella sua ultima, già leggenda, apparizione sui campi da tennis.

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