giovedì, 8 Dicembre 2022

Interruzione di gravidanza, associazioni femministe alla Regione Umbria: “Gravi criticità e ritardi per aborto farmacologico”

Nella "Giornata mondiale dell'aborto sicuro" le associazioni e i sindacati hanno inviato una lettera alla Regione Umbria e alle Asl locali, chiedendo un'audizione alla Commissione sanità "per garantire un funzionamento efficace dei servizi in materia di aborto farmacologico, rete dei consultori e contraccezione gratuita".

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Il tema del diritto all’aborto in Italia è tornato a dividere l’opinione pubblica negli ultimi mesi, scoperchiando il vaso di Pandora di tutte le inadempienze regionali in merito alla legge 194 del 1978. Oggi, 28 settembre, in occasione della “Giornata mondiale dell’aborto sicuro”, le associazioni femministe e i sindacati umbri hanno inviato una lettera aperta alla Regione, al Consiglio regionale, ai direttori generali e sanitari delle Asl 1 e 2 e alle Aziende ospedaliere di Perugia e Terni, lamentando “gravi criticità e ritardi dell’Umbria in materia di aborto farmacologico, rete dei consultori, contraccezione gratuita“. Solo qualche settimana fa Elisabetta Piccolotti di Sinistra Italiana aveva dichiarato alla Camera che nel territorio umbro “sta già accadendo quello che sta accadendo in Ungheria dove le donne che intendono interrompere la gravidanza, sono costrette ad ascoltare il battito del feto”.

La denuncia delle associazioni

I nostri diritti non possono più aspettare“, queste le parole di alcuni rappresentanti dei gruppi presenti nel corso della conferenza stampa tenutasi nella casa dell’associazionismo a Perugia, alla presenza di giornalisti membri di Rete Umbra per la Autodeterminazione, Terni Donne, Forum Donne Amelia, L’albero di Antonia APS Orvieto, Rete Donne Antiviolenza, Civiltà Laica e Cgil Umbria; tutti firmatari del documento indirizzato alla Regione. Questi ultimi hanno chiesto un’audizione alla Commissione sanità “per una interlocuzione fattiva e reale, mettendo a punto assunzioni e garantendo un funzionamento efficace ed efficiente dei servizi”.

“Vogliamo mobilitare le istituzioni non solo per un fatto politico ma di salute, l’aborto sta diventando sempre più un campo di battaglia politico invece che legato all’ambito sanitario”, ha spiegato Marina Toschi, ginecologa e membro della Rete. “Ci è voluto tanto – ha aggiunto – per ottenere il day hospital per l’aborto medico, ma poi la presidente Tesei l’ha levato e ha scatenato una protesta di massa. Successivamente ha accettato le linee del ministero, ma solo per quello che riguarda le 9 settimane e non relativamente alla questione dei consultori. Nel Lazio ed Emilia-Romagna hanno cominciato a fare in modo territoriale come nel resto del mondo“.

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