mercoledì, 7 Dicembre 2022

Auguri al Paese, che Dio ce la mandi buona

Alla fine di una delle legislature più assurde che memoria ricordi, l'Italia e gli italiani si interrogano su quello che verrà. Al di là del risultato che uscirà dalle urne, in un Paese che non sa più a che santo votarsi c'è bisogno di tutto l'aiuto possibile, anche quello divino, o di vino fate voi.

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E anche questa campagna elettorale ce la siamo levata da…vanti. Vacanze di Natale, il film del lontano 1983, docet. Pur senza averlo visto per forza, più o meno tutti ricordiamo il padre di famiglia che si alza in piedi, invitato a tenere il ben augurale brindisi, e con niente affatto celata insoddisfazione proclama tutto il sentimento di disgusto per la festa della felicità obbligatoria. Gli ultimi mesi che il Paese ha attraversato sono stati un po’ così: prima la classe politica costretta a stare insieme nel nome di un ipotetico bene superiore, e poi il tutti contro tutti, io sono meglio di lui, lei è la stessa di 20 anni fa, quello pensa solo a se stesso e alla gnocca, e via mal dicendo.

L’ultima legislatura è stata forse una delle più bislacche che l’Italia ricordi. Iniziata con la valanga di voti per una supposta nuova utopia, di cui non rimane quasi più traccia al pari di qualunque farmaco da prendere per via rettale, è passata attraverso la prima crisi di Governo alcolica della storia, con memorabili conferenze stampa ferragostane al sapor di mojito. Neanche i fratelli Vanzina avrebbero saputo immaginare una sceneggiatura migliore. E così il Paese si è ritrovato ancora una volta a dover fare i conti coi numeri di un Parlamento non più rappresentativo della volontà popolare, lontano anni luce dai bisogni reali della gente, l’economia già a pezzi devastata dalla pandemia e da una guerra lampo infinita. Una tempesta perfetta.

Il Presidente Mattarella, primo custode della Costituzione e costretto “obtorto colle” al Quirimane, non ha potuto fare altro che giocare il jolly. Memore di aver già chiesto l’aiuto da casa anzi tempo, quando i due partiti usciti vincitori dalle urne non riuscivano a mettersi d’accordo per formare un esecutivo, ha chiamato l’ultimo uomo delle istituzioni, colui che ha ridato nuova credibilità internazionale all’Italia e che in qualche modo ci ha permesso di tirare avanti. Che poi quello di Draghi sia stato o meno il Governo dei migliori, è tutto da vedere, ma intanto ce lo siamo giocato.

Lontani dall’idea di propinare un pezzo di retorica un tot al chilo, quello che succederà da qui in avanti è imprevedibile per tutti. Non c’è il timore dell’astensionismo figlio di una domenica al mare, l’estate è finita e anche le previsioni meteorologiche non portano bel tempo. Per la prima volta, inoltre, possono votare per il Senato anche i 18enni, e dunque non ci sono precedenti con cui poter azzardare confronti. Di contro, in molti elettori prevale l’idea di un risultato già scritto e per cui tanto vale salire sul carro vincente. Sia quel che sia, da lunedì dovremo tutti quanti rimboccarci le maniche. In un Paese che non sa più a che santo votarsi c’è bisogno di tutto l’aiuto possibile, anche quello divino, o di vino fate voi, e di una invidiabile botta di cu…re. Intanto, almeno per due giorni la legge impone il silenzio elettorale. Ah, senti che pace ora che tacciono tutti.

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