giovedì, 29 Settembre 2022

Donna e uomo sullo stesso piano, la Treccani a passo con i tempi: la parità di genere almeno su carta

"Soldata", "Notaia", "Chirurga", "Architetta" e "Medica" sono la nuova rivoluzione della donna. Finalmente Treccani lemmatizza le forme femminili di aggettivi e nomi che, tradizionalmente, vengono registrati solo al maschile.

Da non perdere

Una nuova rivoluzione. Questa volta non nelle strade della città, in piazza o negli schermi tv, bensì nel linguaggio parlato e scritto che rimarrà per il resto della nostra vita. E se da una parte il mondo fa enormi passi indietro, basti pensare alla questione aborto in Ungheria, dall’altra qualcosa di nuovo e buono avviene. La Treccani ha portato avanti un progetto ambizioso e ben accurato: via il “vocabolariese” per lasciare posto alla “cronaca” della lingua italiana, sempre in evoluzione. Ed è proprio così che deve essere.

“Soldata”, “Notaia”, “Chirurga”, “Architetta” e “Medica”. Per quanto alle nostre orecchie possano suonare male, sono loro la rivoluzione per noi donne. Finalmente Treccani lemmatizza anche le forme femminili di aggettivi e nomi che, tradizionalmente, vengono registrati solo al maschile. Parità di genere ed esclusività mai state così vicine e unite nello stesso frangente. Declinazioni maschili e declinazioni femminili insieme: “bello” non sarà da solo, perché in grassetto apparirà la sua forma femminile “bella”. Ma non è finita qui. Per abolire gli stereotipi di genere alias la donna che fa i lavori in casa e l’uomo che, invece, va al lavoro, il dizionario indica nuovi esempi, sottolineando anche il carattere offensivo di luoghi comuni che ledono la dignità. Si spera che questa sia solo la premessa di un percorso che metterà le basi per non parlare più di “voglia di parità”, “diritto di uguaglianza” tra uomo e donna perché tutti questi saranno dei concetti naturali e scontati.

Ultime notizie