venerdì, 30 Settembre 2022

Guerra in Ucraina, missili su stazione ferroviaria di Chaplyne: 31 feriti e 25 morti di cui 2 bimbi. Di Maio incontra Zelensky a Kiev

Petro Kotin, capo di Energoatom, ha affermato che la Russia ha un piano per disconnettere centrale di Zaporizhzhia, questo aumenta il rischio catastrofe. Nell'attacco missilistico sulla stazione ferroviaria, morti bambini di 11 e 6 anni insieme ad altre 25 persone. Di Maio è a Kiev e incontrerà Zelensky e Kuleba.

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Il violento attacco missilistico russo contro la stazione ferroviaria di Chaplyne, nella regione di Dnipropetrovsk, ha stroncato la vita di un bambino di 11 anni, “morto sotto le macerie di un edificio”, e un bambino di 6 anni “morto a causa dell’incendio di un’auto vicino alla stazione”, l’ha riferito il vice-capo dell’ufficio di Zelensky, Kyrylo Tymoshenko. Dovrebbe essere la vittima più piccola tra le 25 persone uccise, i feriti sono ben 31. Il bilancio è in aggiornamento. Il presidente del Parlamento ucraino, Ruslan Stefanchuk, ha tuonato su Twitter, probabilmente riferendosi alla Russia: “Cos’altro serve perché il mondo riconosca questo finto Paese come terrorista? Non dimenticheremo”.

Di Maio a Kiev

Il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, è arrivato questa mattina a Kiev, lo si apprende da alcune fonti diplomatiche. Il titolare della Farnesina incontrerà sia il presidente Zelensky sia il ministro degli Affari Esteri dell’Ucraina, Dmytro Kuleba. Durante la visita, Di Maio si recherà anche a Irpin.

Energoatom: “Russia vuole disconnettere centrale di Zaporizhzhia. Rischio catastrofe”

Il capo della compagnia di energia atomica ucraina Energoatom, Petro Kotin, ha tenuto una lunga e intensa intervista ai microfoni del Guardian. Il tema principale è quello che sta interessando non solo l’Ucraina, ma anche tutti i Paesi europei e leader mondiali: la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Dopo l’incontro a Istanbul tra il direttore dell’Aiea e il direttore di Rosatom in cui si era raggiunto l’accordo di avviare la missione alla centrale per sminarla solo quando la situazione sul campo si fosse calmata, Kotin sostiene che la Russia abbia elaborato già un piano dettagliato per disconnettere la centrale in questione dalla rete elettrica ucraina. Quest’intenzione da parte della Russia era già stata resa nota tempo fa, soprattutto dopo la diffusione di alcuni filmati di veicoli dell’esercito russo all’interno dell’impianto, che preannunciavano una sorta di studio del sistema interno della centrale.

Il piano russo per disconnettere la centrale

Kotin ha affermato che gli ingegneri di Mosca hanno già elaborato il piano, ma “la precondizione per questo progetto era il grave danneggiamento di tutte le linee che collegano la centrale di Zaporizhzhia al sistema ucraino“. Infatti, il capo di Energoatom teme che le forze armate russe vogliano prendere di mira proprio quei collegamenti per procedere al distacco. Però, l’esercito di Putin non comprende la pericolosità di questa azione. I collegamenti interessati non sono tutti in condizioni efficienti; infatti, tre delle quattro linee principali che collegano alla rete ucraina sono già state interrotte durante la guerra, due delle tre linee di riserva che collegano Zaporizhzhia a una centrale elettrica convenzionale sono a rischio.

Kotin ha poi spiegato perché, qualora si dovesse procedere al distaccamento, si rischierebbe una catastrofe nucleare lasciando la centrale dipendente da un’unica fonte di elettricità per raffreddare i reattori. “Non si può passare semplicemente da un sistema all’altro nell’immediato, bisogna spegnere tutto da un lato e poi iniziare a passare da un altro lato”, ha detto Kotin. Ed è proprio durante questa disconnessione che l’impianto non sarà collegato ad alcuna alimentazione, quest’ultimo passaggio aumenterebbe di gran lunga il pericolo. Ha poi affermato che “se non si fornisce per un’ora e mezza il raffreddamento, allora ci sarà la fusione“. Inoltre, i problemi per il capo di Energoatom non finiscono qui. È preoccupato anche per il rischio incendio dei veicoli stipati nelle sale delle turbine, che si trovano accanto ai due reattori ancora in funzione. Secondo alcune fonti dello stabilimento, dovrebbero essere 14 camion in una sala e almeno sei in un’altra. Qualora dovesse verificarsi un incendio nella sala turbine, “non c’è nemmeno la possibilità di spegnerlo o mitigarne le conseguenze perché i Vigili del Fuoco non possono entrare” a causa degli ingressi bloccati dai veicoli.

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