venerdì, 19 Agosto 2022

Politiche 2022, l’accordo Letta-Calenda fa storcere il naso a SI e Verdi. Renzi e Conte pronti a correre da soli

Dopo l'accordo tra Letta e Calenda, nella sinistra si apre una nuova crepa: l’asse Si-Verdi ha subito chiesto una verifica al segretario dem per capire se esistono ancora le condizioni per un’intesa anche con loro. Previsto un incontro per oggi pomeriggio al Nazareno.

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Ieri, martedì 2 agosto, è arrivata la fumata bianca per l’accordo tra il segretario del Pd, Enrico Letta, e il leader di Azione, Carlo Calenda, in vista delle elezioni politiche 2022 in programma il 25 settembre. Una notizia che ha creato per tensioni tra i dem e Sinistra italiana: “L’accordo tra Pd e Azione +Europa non ci riguarda” hanno chiarito. Atteso per oggi pomeriggio un incontro tra Letta, Fratoianni e Bonelli per una verifica dell’alleanza elettorale.

L’accordo

Tra i punti definiti per poter andare avanti insieme, tra Pd e Azione, sono stati due i punti qualificanti. Il primo, l’intesa sui collegi uninominali. Nessun leader o segretario di partito della coalizione sarà candidato nel maggioritario. Comprese le ex-azzurre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. “Tutti hanno fatto un passo indietro“, sottolineano dal Pd. E Letta che ha chiesto e ottenuto al tavolo che tutti facessero il passo indietro, mentre offre il diritto di tribuna a quei leader che rischiano di restare fuori. Come ad esempio Luigi Di Maio la cui lista, Impegno Civico, viene data nei sondaggi attuali sotto la soglia del 3% necessaria per entrare in Parlamento. Certo, dovrebbe rinunciare però a correre con la sua lista per essere candidato nel listone dei Democratici e progressisti.

A seguito del Patto elettorale raggiunto oggi con Azione/+Europa, in linea con l’impegno a supportare la costruzione di una coalizione plurale e ampia da opporre al progetto della destra sovranista, nelle prossime liste elettorali, il Partito Democratico offrirà diritto di tribuna in Parlamento ai leader dei diversi partiti e movimenti politici del centrosinistra che entreranno a far parte dell’alleanza elettorale”. Questa la nota uscita dal Nazareno, mentre nel patto bilaterale tra Letta e Calenda si è concordato di dividere la quota uninominale così: 70% dei collegi al Pd e il 30% ad Azione e Più Europa.

Le reazioni di Renzi e Conte

Sul patto Pd-Azione resta critico Matteo Renzi, per il quale “questo accordo è un’occasione persa, si poteva creare un polo di centro che poteva arrivare al 10%. Noi, liberi e coraggiosi, andremo da soli“. Il leader di Italia Viva poi prosegue: “Andremo da soli a chiedere agli italiani i voti per entrare nel prossimo Parlamento. Se Calenda vuole stare con Di Maio e Letta vuole stare con Fratoianni, io la ritengo una marmellata indistinta che fa vincere la Meloni. La politica per me non è rinunciare alle proprie idee per una poltrona. Un cittadino deve poter esprimere un voto utile, dandolo a persone serie“. E ne ha anche una su Di Maio: “Diceva che il Pd rubava i bambini con l’elettroshock, ora il Pd offre il simbolo a Di Maio“.

Finalmente è finita la telenovela Letta-Calenda: in bocca al lupo alla nuova ammucchiata che va dalla Gelmini dei tagli alla scuola al Pd, passando per Calenda, che non ha mai messo il naso fuori da una Ztl. Si riconoscono nell’agenda Draghi. Salario minimo legale, lotta all’inquinamento e alla precarietà giovanile saranno fuori dalla loro agenda. Nessun problema, ce ne occuperemo noi“, ha scritto invece su Facebook il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

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