martedì, 16 Agosto 2022

Omicidio Civitanova Marche, l’ultimo saluto della moglie di Alika: terminata l’autopsia attesa per i risultati

Oggi pomeriggio all’ospedale di Civitanova Alta, c'è stata l’autopsia della salma di Alika Ogorchukwu, ucciso venerdì lungo corso Umberto I da un operaio 32enne di Salerno, Filippo Ferlazzo. Lacrime e disperazione da parte della vedova, Charity Oriachi durante il riconoscimento del marito.

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All’ospedale di Civitanova Alta, provincia di Macerata, è in corso l’autopsia della salma del nigeriano di 39 anni, Alika Ogorchukwu, ucciso venerdì lungo corso Umberto I da un operaio 32enne di Salerno, Filippo Ferlazzo, durante una violenta aggressione scaturita da una richiesta di elemosina. L’esame autoptico, iniziato poco dopo le 11, è stato preceduto dal riconoscimento del corpo fatto dalla moglie, Charity Oriachi. La vedova ha voluto vedere il marito per l’ultima volta. “Un momento straziante di profonda disperazione” ha detto Francesco Mantella, avvocato che tutela i familiari del morto.

Ad accompagnare la moglie di Ogorchukwu nella saletta per il riconoscimento c’erano il fratello e una donna, pastore della comunità nigeriana che l’hanno dovuta sorreggere. Il termine degli accertamenti non è previsto prima delle 14.30. L’autopsia è eseguita dal medico legale nominato dalla Procura, Ilaria De Vitis. Ma i familiari di Alika hanno nominato un consulente di parte, il medico legale Stefano Tombesi, che sta partecipando alle procedure.

Attacchi d’ira

A fornire un quadro più completo di Filippo Ferlazzo, è Stefano Cesca, 58 anni, di Recanati. L’imprenditore e titolare di una fonderia di alluminio nella quale lavorava, fino a giovedì scorso, anche il 32enne che da venerdì si trova nel carcere ad Ancona. “Giovedì qui in fabbrica ha avuto un attacco d’ira: da giorni mi veniva dietro in preda all’ansia per chiedermi di rinnovargli il contrattino di un mese che sarebbe scaduto il 31 luglio. E io gli dicevo: stai tranquillo, non c’è fretta, ne parliamo quando scade. Ma lui, all’improvviso, ha dato un calcio terribile alla porta del mio ufficio e poi è rimasto là fuori in silenzio, balbettando qualcosa mentre mi fissava“, ha raccontato Cesca.

Invalido civile

Il titolare della fonderia poi prosegue: “Dei miei colleghi pare lo conoscessero, mi raccontarono che lui aveva mostrato già qualche squilibrio in passato, si parla di una panchina danneggiata in centro, di denunce arrivate ai Carabinieri“. Cesca poi conclude e ammette: “Ignoravo che fosse invalido civile al cento per cento per i suoi disturbi psichici e adesso mi chiedo se per la legge abbia sbagliato ad assumerlo. Non so se potrò avere delle conseguenze. Ma come facevo a saperlo? Lui mica me l’ha detto quando si è presentato“.

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