martedì, 9 Agosto 2022

Tensione Serbia-Kosovo, scontri al confine. Belgrado: “Non tollereremo altre persecuzioni”

Il Kosovo ha rinviato l'attuazione delle nuove regole di frontiera dopo che il 31 luglio la Polizia ha dovuto chiudere due valichi di frontiera con la Serbia per le crescenti tensioni. Tra le norme pronte a entrare in vigore l'attuazione di due regolamenti relativi alle targhe automobilistiche e ai documenti di viaggio per chi arriva dalla Serbia. La maggior parte dei militari NATO in Kosovo sono italiani.

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Il governo del Kosovo ha deciso di rinviare l’attuazione di nuove leggi che obbligherebbero i serbi del Paese a richiedere targhe automobilistiche rilasciate dalle istituzioni di Pristina. Una scelta maturata a causa delle tensioni tra polizia e kosovari di etnia serba che per protestare hanno posto blocchi stradali. Ieri sera, 31 luglio, i manifestanti hanno parcheggiato camion pieni di ghiaia e altri macchinari pesanti sulle strade che portano ai due valichi di frontiera, Jarinje e Bernjak, in un territorio in cui i serbi sono a maggioranza. La Polizia del Kosovo si è vista obbligata a chiudere i valichi di frontiera. “La situazione generale della sicurezza nei comuni settentrionali del Kosovo è tesa“, ha affermato in una dichiarazione la missione KFOR guidata dalla NATO in Kosovo.

Mosca dice la sua

Non si fa attendere il commento da parte di Mosca sulla vicenda tramite la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova: “Quelle imposte dalle autorità del Kosovo sono regole discriminatorie infondate“. Quattordici anni dopo che il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia, circa 50mila serbi che vivono nel nord del Paese usano targhe e documenti rilasciati dalle autorità serbe, rifiutandosi di riconoscere le istituzioni sotto la capitale, Pristina. Il Kosovo è stato riconosciuto come stato indipendente da più di 100 paesi, ma non dalla Serbia e dalla Russia.

Le scelte di Kurti

Il primo ministro Albin Kurti ha dichiarato che darà ai serbi un periodo di transizione di 60 giorni per ottenere le targhe del Kosovo, un anno dopo aver rinunciato a cercare di imporle a causa di proteste simili. L’esecutivo ha anche deciso che da oggi, 1 agosto, tutti i cittadini serbi in visita in Kosovo dovranno portare un documento extra al confine per avere il permesso di entrare. Una regola simile è applicata dalle autorità di Belgrado ai kosovari che visitano la Serbia. Ma a seguito delle tensioni di ieri sera e delle consultazioni con gli ambasciatori dell’UE e degli Stati Uniti, il governo ha affermato che ritarderà il suo piano di un mese e inizierà ad entrare in vigore dall’1 settembre.

La risposta di Belgrado

Il presidente serbo Aleksandar Vicuc, parlando alla nazione, ha affermato che “i serbi del Kosovo non tollereranno altre persecuzioni. Cercheremo la pace, ma lasciatemi dire che non ci arrenderemo. La Serbia non è un Paese che si può sconfiggere facilmente come lo era ai tempi di Milosevic”. Il governo di Belgrado da tempo denuncia persecuzioni nei confronti della minoranza serba in Kosovo. Questo sarebbe anche uno dei motivi scatenanti, unito al fatto di una possibile “invasione da parte delle truppe kosovare a partire dalla mezzanotte tra domenica e lunedì 1 agosto“.

Gli scontri

Ieri mattina, la Polizia ha fatto sapere che sono stati sparati colpi di arma da fuoco “in direzione delle unità di pattuglia ma fortunatamente nessuno è rimasto ferito“. Le Forze dell’Ordine hanno anche affermato che i manifestanti arrabbiati hanno picchiato diversi albanesi che passavano sulle strade bloccate e che alcune auto erano state prese di mira. Le sirene dei raid aerei sono state udite per più di tre ore nella cittadina di North Mitrovica abitata principalmente da serbi. La tensione tra i due Paesi resta alta e la fragile pace del Kosovo è mantenuta da una missione Nato che conta 3.770 soldati sul campo. I due paesi si sono impegnati nel 2013 in un dialogo sponsorizzato dall’Unione Europea per cercare di risolvere le questioni in sospeso, ma sono stati compiuti pochi passi in avanti. Una situazione che interessa particolarmente anche Roma visto che la maggior parte dei militari NATO in Kosovo sono italiani.

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