martedì, 16 Agosto 2022

Politiche 2022, tutto pronto per il summit del centrodestra. Letta assume il ruolo di “front runner”

Oggi si riunisce il centrodestra per fare il punto sul voto del 25 settembre. Un incontro dal sapore di resa dei conti per i nodi che ci sono ancora da chiarire. Intanto, dal Nazareno Letta si assume il ruolo di front runner per quanto riguarda la colazione di centrosinistra.

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Ieri, martedì 26 luglio, è stata una giornata importante per il Partito Democratico che ha celebrato la direzione nazionale e diramato il regolamento per la selezione delle candidature. Oggi, mercoledì 27 luglio, sarà un giorno importante per tutta la coalizione del centrodestra. Infatti, Forza Italia Lega e Fratelli d’Italia si riuniranno nel primo vertice post-Draghi in vista delle elezioni politiche 2022. Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini tenteranno anche di confrontarsi e chiarirsi su alcuni punti, in un incontro che sa tanto di resa dei conti, visto che i principali nodi, la premiership e la ripartizione dei collegi uninominali, risultano irrisolti.

L’incontro con i centristi

Alle 17 di oggi pomeriggio, i leader di FdI, FI e Lega si incontreranno con i centristi. Si attende la presenza di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia e Luigi Brugnaro, fondatore di Coraggio Italia. Assente importante Giovanni Toti, fondatore di Italia al centro. Il vertice servirà per fare un punto sulle elezioni del 25 settembre e provare a definire una volta per tutte se vale ancora la regola, sancita verbalmente in un vertice a palazzo Grazioli nel gennaio 2018 in preparazione delle politiche del 4 marzo, che assegna al primo partito la facoltà di indicare il candidato premier della coalizione.

Niente più “casa Berlusconi”

Tra le novità del meeting delle forze di centro e centrodestra c’è la location. L’appuntamento stavolta sarà tenuto in una sede istituzionale, come voluto da Giorgia Meloni, stanca di fare incontri conviviali a “casa Berlusconi”. Il summit, infatti, è stato convocato a Montecitorio, al gruppo della Lega Nord, e più precisamente, salvo cambiamenti di programma dell’ultima ora, nella Sala Salvadori, dove è solito riunirsi lo stato maggiore del Carroccio.

Letta, il front runner del centrosinistra

Enrico Letta, come prevedibile, ha preso le redini della campagna elettorale e – davanti alla direzione del partito – ha assunto ufficialmente “il ruolo di front runner“. Il nome per pensare a Palazzo Chigi passa, almeno in questa fase, in secondo piano. Ciò che davvero conta per il centrosinistra adesso è il ruolo da pivot che il Pd interpreterà il prossimo 25 settembre. “Il pareggio non è contemplato. La scelta è fra noi e Meloni“, ha ribadito il segretario dem. Un concetto lineare che, in caso di vittoria, potrebbe avvicinarlo a Palazzo Chigi, anche se quella lanciata in direzione non è una candidatura. Il tema va messo da parte perché logora, come sta già succedendo nel centrodestra. Bisogna “derubricare questa assurda discussione della premiership“, ribadisce Enrico Letta rispondendo così indirettamente a Carlo Calenda che, proprio negli stessi momenti, in Tv ha rilanciato: “O Draghi o come presidente del consiglio mi candido io“. Per sperare di vincere, servono forze che corrano insieme al Pd. “Il cuore del nostro progetto politico siamo noi. Poi ci sono delle alleanze che siamo costretti a fare dalla legge elettorale” ha tenuto a precisare il segretario del Pd.

Il Pd e le alleanze

La legge elettorale non postula coalizioni ma semplicemente delle alleanze elettorali“, ha sottolineato Letta per evidenziare la questione fondamentale: non serve un programma comune, ma un obiettivo comune. Un modo di vedere le cose per rendere più agili le intese, specie con Azione. Fra gli interlocutori ci sono anche Luigi Di Maio e Giuseppe Sala. Ieri pomeriggio il ministro degli Esteri e l’ex 5s hanno incontrano Letta a Roma. Il vertice si è svolto nella sede dell’Arel, dove il segretario Pd tesse le alleanze.

M5s nel ruolo di terzo incomodo

Saremo soli, saremo il terzo polo, il terzo incomodo, il terzo campo, il campo giusto“. Arriva puntuale la risposta di Giuseppe Conte a Enrico Letta. Al momento, lo schema di gioco che si va delineando nel centrosinistra è più o meno questo: la lista Progressisti e democratici del Pd, con cui correrebbero anche esponenti di Demos e Articolo Uno, come Roberto Speranza. Tra i papabili alleati: la lista Azione-Più Europa, la lista Verdi-Sinistra Italiana e la lista di Tabacci, quel Centro democratico che al Senato ha già accolto la formazione di Di Maio. E Letta mira “a parlare anche con chi ha votato FI alle ultime elezioni“. Da definire ancora le mosse del governatore ligure Giovanni Toti. L’accordo non sembra invece fattibile con Italia viva. Renzi lavora a un dialogo almeno con Calenda ma, per adesso, la prospettiva è “andare da soli“, come ammesso dal leader di Iv. E non sembra scontata neanche l’alleanza tra Calenda e i Dem. Insomma, Letta prepara la corsa da front runner. Ma non sarà da solo. Ad affiancarlo le capigruppo, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, e due presidenti di Regione: Stefano Bonaccini e, anche papabile candidato, Nicola Zingaretti. Figure popolari e di aree diverse del partito.

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