martedì, 16 Agosto 2022

‘Ndrangheta, società a prestanome per aggirare le norme: 12 arresti sequestrati beni per 32 milioni di euro – VIDEO

Intestazioni fittizie per aggirare le norme, le indagini a Reggio Calabria hanno portato a 12 arresti e al sequestro in tutta Italia di 28 imprese, di cui una con sede legale in Slovenia e una con sede legale in Romania, oltre 27 unità immobiliari, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 32 milioni di euro.

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Le Fiamme Gialle di Reggio Calabria hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 12 persone, di cui 8 in carcere e 4 agli arresti domiciliari, gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso
esterno, associazione per delinquere, impiego di denaro di provenienza illecita, auto riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, tutti comunque aggravati dalle modalità mafiose.

Contestualmente, in Lombardia, Abruzzo, Lazio e Calabria, D.I.A e Finanzieri hanno dato esecuzione al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di 28 imprese, di cui una con sede legale in Slovenia e una con sede legale in Romania, oltre 27 unità immobiliari, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 32 milioni di euro.

Le indagini

Le indagini, condotte dai militari, hanno permesso di individuare l’esistenza di un’associazione a delinquere, nel cui ambito imprenditori attivi nel settore edile e della grande distribuzione alimentare, avrebbero stretto una pluralità di accordi con famiglie della ‘ndrangheta, agevolando l’infiltrazione della consorteria in quei settori attraverso la compartecipazione occulta di loro esponenti alle iniziative economiche, gestite e
organizzate per il tramite di imprese fittiziamente intestate a terzi, ovvero mediante l’affidamento di numerosi servizi e forniture a imprenditori espressione dell’associazione criminale.

Parte dei profitti così accumulati sarebbe stata successivamente trasferita in maniera occulta, attraverso fittizie operazioni commerciali e fittizi rapporti giuridici, al fine di dirottare la liquidità verso i titolari effettivi delle operazioni economiche, incluse le cosche della ‘ndrangheta, e di ostacolare le indagini, eludendo l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali e consentendo l’impiego e l’auto riciclaggio dei proventi illeciti. Parallelamente, le cosche avrebbero agevolato l’espansione delle iniziative imprenditoriali sul territorio, a discapito dei concorrenti, tutelandone gli interessi anche con l’esercizio della forza intimidatoria.

Le investigazioni avrebbero consentito di svelare ulteriori ipotesi di impiego di denaro o beni o utilità di provenienza illecita e auto riciclaggio che coinvolgono la provincia di Pescara, dove taluni indagati avrebbero sostenuto, con proventi derivanti dall’attività criminale, un investimento finalizzato all’avviamento e alla gestione di due supermercati. Nello specifico, gli imprenditori reggini coinvolti nell’iniziativa economica sviluppata in tale area sarebbero accumunati dai rapporti di solidarietà criminale con la cosca De Stefano, sebbene questo non sarebbe l’unico tratto collusivo con la ‘ndrangheta reggina, atteso come la gran parte di loro vanterebbe anche ulteriori rapporti di solidarietà criminale con altre cosche.

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