lunedì, 15 Agosto 2022

Viminalebeach, è corsa contro il tempo: si voterà con il Rosatellum per Parlamento ridotto

Il 25 settembre ci saranno le prossime elezioni e la corsa alla campagna elettorale fa coniare sui social l'hashtag #Viminalebeach. Il metodo di voto sarà il Rosatellum e il Parlamento sarà ridotto nei numeri per via del taglio voluto dai 5Stelle con l'alleanza del PD.

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Mentre sui social viene coniato l’hashtag #Viminalebeach, nei partiti scatta la corsa contro il tempo per prepararsi al voto. Si passerà Ferragosto alle prese con i simboli da presentare al Viminale, tra i 12 e i 14. Le liste dovranno essere depositate nelle Corti d’Appello tra il 21 e il 22 agosto. Queste saranno le prime elezioni che si svolgeranno a settembre, come annunciato nella giornata di ieri da Draghi. La comunità ebraica ha dato il via libera alla data del 25 settembre, in cui cade il loro capodanno. Il metodo di voto sarà il tanto criticato “Rosatellum“, una legge elettorale che è un mix di maggioritario e di proporzionale, che ha resistito per forza d’inerzia e dei veti incrociati.

PD e 5Stelle volevano il proporzionale, ma la Destra si è opposta, nonostante lo spiraglio offerto dalla Lega per un proporzionale con premio di maggioranza. Sarà anche la prima volta di un Parlamento ridotto nei numeri. I deputati non saranno più 630 bensì 400, e 200 senatori invece che 315. Questo taglio fu voluto dai 5Stelle, a cui il PD di Nicola Zingaretti non si oppose in nome dell’alleanza giallo-rossa. Finora non c’è stato il tempo di varare i correttivi indispensabili per bilanciare e riorganizzare gli equilibri interni alle Camere ed evitare la compressione della rappresentanza, vista la distribuzione dei collegi per Palazzo Madama. Il rischio di cattivo funzionamento istituzionale quindi è molto alto.

Per evitare che il nuovo Parlamento nasca già con degli evidenti problemi, i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, insieme con i capigruppo, stanno pensando di far votare i nuovi regolamenti. Giovedì prossimo il Senato dovrebbe approvare in aula il regolamento aggiornato che prevede la riduzione del numero delle commissioni da 14 a 10, il cambiamento dei quorum e la norma anti-transfughi. Divieti e disincentivi economici puntano a limitare i cambi casacca e i ritorni a casa, che solo in questa legislatura sono stati più di 300. Andrea Giorgis, responsabile riforme del PD, si sta battendo con il capogruppo in commissione Affari costituzionali Lele Fiano per far approvare le regole anti transfughi in quanto “valgono per tutti, non si capisce perché stralciarle”. Il via libera al regolamento modificato dovrebbe essere dato a Montecitorio, dove occorre l’unanimità in giunta e la maggioranza qualificata in aula.

Il correttivo sul superamento della base regionale per il Senato non sarà preso in considerazione. Federico Fornaro, esperto di sistemi elettorali e capogruppo di Articolo 1 a Montecitorio, aveva ottenuto il primo via libera alla sua proposta. Fornaro ha spiegato che in 5 Regioni, Friuli Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Basilicata e Umbria, ci sarà un unico grande collegio uninominale, con una compressione della rappresentanza. Dato che il Rosatellum prevede i collegi uninominali in cui vince il candidato che ottiene più voti, metodo maggioritario per 1/3, e liste proporzionali per il restante, diventa indispensabile coalizzarsi se si vogliono vincere i seggi dell’uninominale. Il Centrosinistra avverte del pericolo di un sovradimensionamento della coalizione che vince: il Centrodestra potrebbe sfondare fino al 65% dei seggi. Stefano Ceccanti, costituzionalista democratico precisa però che “non ci sono risultati scontati, dipenderà dall’offerta politica: il sistema non è deterministico”.

Intanto Mario Draghi ha annunciato che gestirà gli affari correnti finché deve, ma non si farà trascinare nella contesa elettorale. Ha sottolineato a Palazzo Chigi che “guarda con assoluto distacco chi cerca di tirarlo nella mischia”. Finora l’idea di candidarsi come Monti è “lontanissima da lui”, insieme a quella di dare la disponibilità a essere indicato in campagna elettorale come futuro premier di riferimento del campo progressista. L’ex Presidente del Consiglio non intende farsi “schierare”, e rassicura chi gli è vicino. Anche la NATO non è presa in considerazione e ricorda quanto detto a febbraio: “Un lavoro me lo trovo da solo”.

La direttiva approvata ieri sera in Consiglio dei ministri definisce nel dettaglio cosa il governo potrà e dovrà fare nei prossimi mesi. In agenda da inizio agosto ci saranno il decreto Aiuti 2, da circa 10 miliardi, in cui Orlando vorrebbe far aggiungere anche la questione del salario minimo, il decreto infrastrutture da convertire, il golden power, l’attuazione del Pnrr da lasciare in dote a chi verrà e i decreti attuativi del ddl concorrenza che le Camere si sono impegnate ad approvare a giorni. Per quanto riguarda l’agenda di Draghi, dovrebbero essere confermati il Meeting di Cl a Rimini il 25 agosto, il Consiglio Ue di settembre con al centro il tetto al prezzo del gas, l’assemblea Onu, forse un vertice Ue a Praga e l’impostazione del G7 Italia.

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