venerdì, 12 Agosto 2022

Draghi-Conte, storia di una crisi telefonata

Dopo settimane di tensioni interne al M5s, è arrivata la decisione di Giuseppe Conte di non votare la fiducia sul decreto Aiuti, sancendo di fatto l'uscita dalla maggioranza. In giornata atteso l'incontro tra Draghi e Mattarella, che su una possibile crisi era stato chiaro "senza il consenso dei pentastellati, il Governo cade".

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Draghi salirà al Colle, dopo la decisione di ieri di Giuseppe Conte di non votare a favore del decreto legge Aiuti in Senato e quindi di sostenere la fiducia al Governo. Come detto dal Premier durante la conferenza stampa del 12 luglio “senza l’appoggio del Movimento 5 Stelle, il Governo non ha più motivo di esistere”. Così è atteso in giornata l’incontro tra il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e Mario Draghi che determinerà le sorti del Paese: andare al voto in autunno, improvvisando un altro esecutivo tecnico, o trovare una nuova maggioranza per continuare con il Governo Draghi. La crisi, purtroppo, era già preannunciata da diverse settimane, visti i numerosi attriti nati tra il leader del M5s e il Presidente del Consiglio.

Una scissione oggi voluta dallo stesso Conte, che appena due anni fa aveva stretto la mano a Draghi, dimostrandogli profonda lealtà, al momento del passaggio di consegne tra il Conte 2 e il Draghi 1. Una crisi quindi che coglie impreparati, perché non parlamentare, bensì politica. Ma come si è arrivati a questo punto? Quali sono le tappe salenti che hanno portato alla crisi del Governo di Mario Draghi?

Luigi di Maio lascia il Movimento 5 Stelle

Con l’uscita dal Movimento 5 Stelle dell’attuale Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, avvenuta dopo un risultato molto deludente alle elezioni amministrative di giugno, gli attriti tra Giuseppe Conte e Mario Draghi erano aumentati. La situazione era peggiorata a seguito delle dichiarazioni rilasciate del sociologo Domenico De Masi, secondo cui Draghi avrebbe chiesto a Beppe Grillo, fondatore del Movimento, “la testa di Conte” e cioè di rimuovere dall’incarico l’attuale leader del M5s. Accuse che il Premier aveva categoricamente smentito, ciò nonostante hanno portato a smuovere le acque all’interno della maggioranza. Conte dal canto suo aveva dato degli ultimatum a Draghi per far guadagnare credito al Movimento a partire dal rinnovo del Superbonus edilizio o dal rafforzamento del reddito di cittadinanza. Proposte definite “urgenti” dallo stesso Premier, quindi sembrava che la crisi di Governo fosse in qualche modo rientrata.

Nell’ultima settimana però sembra che le pressioni su Giuseppe Conte siano tornate a crescere, per convincerlo a far uscire il Movimento dalla maggioranza. Diversi deputati e senatori del M5s hanno pubblicamente avanzato critiche nei confronti di Draghi e tra i sondaggi si registra ormai da giorni un calo di consensi per il partito. Sembra che in molti, all’interno del Movimento, siano convinti che per sollevare il partito, l’unico modo sia quello di uscire dalla maggioranza e far cadere il Governo Draghi.

Pd pronto a non appoggiare il M5s, centrodestra favorevole a voto anticipato

E gli altri partiti, qual è la loro posizione davanti a questa crisi di Governo? Il Pd ha già annunciato che in caso di uscita del M5s dalla maggioranza, non avrebbe appoggiato il partito alle prossime elezioni, mentre il centrodestra è pronto a un eventuale voto anticipato. Per i sondaggi, Fratelli d’Italia, unico all’opposizione, è attualmente il partito più popolare, Giorgia Meloni brama quindi nuove elezioni. Matteo Salvini dal voto anticipato cercherà di riottenere consensi politici, dopo il periodo di maggior successo della sua carriera politica avvenuto con la campagna elettorale delle ultime elezioni politiche.

In poche parole, il leader della Lega potrebbe puntare una campagna elettorale del tutto simile a quella del 2018 e cercare di risalire dalla caduta libera di questi ultimi mesi. Draghi, dall’altra parte, ha provato in tutti i modi a scongiurare la crisi, anche lunedì scorso, quando durante la conferenza stampa al termine di un incontro coi sindacati, ha chiarito che alcune proposte che l’esecutivo sta valutando contro l’aumento del costo della vita sono simili a quelle esposte dal Movimento 5 Stelle. Un tentativo non ritenuto sufficiente da Conte e dal suo partito, visto come sono andate le cose.

Quando si andrebbe al voto?

Se la crisi sarà definitiva, anche dopo l’incontro di oggi tra Draghi e Mattarella, le prossime settimane saranno cruciali per arrivare a un voto, anticipato o meno che sia.  

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