venerdì, 19 Agosto 2022

Il lato oscuro di TikTok, dipendenti sotto pressione in un ambiente lavorativo tossico

Ex dipendenti della grande azienda cinese di TikTok, raccontano le loro esperienze nello stesso ambiente. Orari lavorativi improponibili e sfruttamento. I sogni e le aspirazioni infrante dei giovani impiegati.

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Sono tante le testimonianze di chi ha trovato difficoltà nel lavorare per la grande azienda cinese di TikTok. Molti dei dipendenti sono stati costretti a lasciare il posto dopo solo un anno o addirittura dopo qualche mese a causa delle condizioni in cui erano obbligati a lavorare. Orari improponibili per cui i ritmi erano piuttosto difficili da sostenere. C’è chi ha lavorato per 60 ore settimanali e tra questi Melody Chu, ex senior product manager, che racconta: “Se avessi saputo che lavorare per TikTok mi sarebbe costato così tanto, non avrei mai accettato il lavoro: la ‘me’ del giugno 2020 sarebbe scappata a gambe levate”. Si tratta di un ambiente in cui a dominare è l’hustle culture, ossia il senso di devozione nei confronti della carriera come unico modo per realizzarsi, tralasciando affetti e vita privata. Non a caso, proprio Melody, nell’ultimo periodo iniziava ad accusare sintomi da burnout (deprivazione del sonno, paranoia, esaurimento nervoso e perdita di peso).

La filosofia di TikTok e da cosa nasce

Tutto parte da ByteDance, società cinese che ha acquisito il Musical.ly nel novembre 2017 per una cifra di circa un miliardo, unificandola il 2 agosto 2018 all’app TikTok. Questa società si è sempre conformata alla filosofia di Elon Musk secondo cui “nessuno ha mai cambiato il mondo lavorando solo 40 ore a settimana”. Una recente inchiesta del Wall Street Journal, però, ha svelato tutte le condizioni di stress a cui sono sottoposti i dipendenti. Ci sono stati anche periodi in cui i dipendenti hanno seguito 85 ore di riunioni a settimana e nel frattempo dovevano ritagliarsi dei momenti in cui completare il proprio lavoro e dare spazio alla vita privata.

Umiltà e trasparenza

Quello a cui punta l’azienda è l’innovazione costante: i dirigenti di TikTok ripetono continuamente ai loro dipendenti “É sempre il primo giorno”, spronandoli ad essere sempre produttivi e a superare i propri limiti. Inoltre, le pareti della grande azienda, traboccano di frasi motivazionali e che rimandano ad un luogo sereno e di fiducia. “Siate sinceri e chiari”, “Sii aperto e umile”, “Sii solido e coraggioso”, frasi destinate a ricoprire solo il ruolo di ornamento. É un ambiente caratterizzato da ansia e frustrazione poiché i tempi sono molto ristretti anche quando il lavoro richiede più tempo.

Aspirazioni giovanili ma sogni infranti

Sul WSJ si legge anche dipendenti che non sapevano “ci fossero team separati che svolgevano le loro stesse funzioni ma in California. TikTok ha spesso più team che lavorano allo stesso progetto, e li mette l’uno contro l’altro per vedere chi riesce a portarlo a termine più velocemente”. In teoria, “questa tattica ha lo scopo di spingere i dipendenti a lavorare il più velocemente possibile”, ma “alcuni ex dipendenti hanno detto che alimenta la paranoia di rimanere indietro rispetto ai colleghi, o la frustrazione quando i loro progetti non vedono la luce”. La maggior parte degli impiegati sono ragazzi neolaureati che credono di aver intrapreso la strada giusta, lavorando per un’azienda così importante. In realtà dopo poco tempo, la maggior parte delle nuove leve, in preda all’esaurimento, non riesce a raggiungere la posizione di partner. Quando il rendimento di quest’ultime inizia a decadere, vengono sostituiti. É un vero e proprio Squeeze Job (o lavoro di spremitura), sia a livello fisico che mentale. In definitiva si parla di aspirazioni giovanili sfruttate e compromesse dalla costante competizione secondo cui “se tutti attorno a te in ufficio restano, sarà difficile andarsene a casa all’orario stabilito”.

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