venerdì, 19 Agosto 2022

R.Kelly, la nota star del rap condannato a 30 anni per abusi sessuali su minori

Il noto rapper americano R. Kelly, 55 anni, è stato condannato a 30 anni di prigione per aver "adescato a scopo sessuale donne e bambini".

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Il noto rapper americano R. Kelly, 55 anni, è stato condannato a 30 anni di prigione per aver “adescato a scopo sessuale donne e bambini”. Un’accusa pesante per la star, a nulla è servita la linea difensiva adottata dai suoi legali, gli stessi legali che riuscirono a far rimettere in libertà il comico Bill Cosby per lo stesso motivo, e che hanno cercato di ottenere un a pena inferiore cercando di giustificare le violenze e gli abusi come conseguenza di quelli subiti dallo stesso cantante in età adolescenziale dalla sua stessa famiglia.

Durante tutta la sentenza Kelly sembra sia rimasto del tutto in silenzio, alla fine della quale la giuria gli ha imposto una multa di di 100mila dollari. La giudice Ann Donnelly, della corte di Brooklyn, New York, ha specificato che oltre al sesso è stata usata violenza, crudeltà e controllo sui giovani fan e sulle vittime da parte dell’imputato.

Nessuno fino ad oggi era riuscito a smascherare il rapper e incastrarlo anche se tutti sapevano quello accadeva. Il caso “Kelly” è iniziato a crescere dopo la nascita del movimento #MeToo ma ancora di più con la diffusione della docu-serie “Surviving R. Kelly”. Molte le testimonianze raccolte contro di lui, lo hanno definito “un pifferaio magico che adescava minori con i suoi soldi e la sua celebrità” oppure come “stupratore seriale”, condannato anche per aver guidato per oltre due decenni una rete criminale nella città di Chicago reclutando donne che subivano abusi sessuali e psicologici.

Una delle vittime in tribunale rivolgendosi a lui: «Usavi fama e potere per allevare ragazze e ragazzi minorenni e asservirli alla tua gratificazione sessuale. Oggi ci riprendiamo i nostri nomi, non siamo più le prede che eravamo una volta».

Ci sono stati quarantacinque testimoni ad alternarsi alla sbarra in questi ultimi mesi, di cui 11 vittime dell’ex stella dell’R&B, il cui vero nome è Robert Sylvester Kelly. Cruciale per l’accusa è stato, inoltre, il rapporto di Kelly con la defunta cantante Aaliyah che lui stesso aveva prodotto e che aveva anche messo in cinta a 15 anni.

«Le sue azioni sono state sfacciate, manipolative e coercitive. Non ha mostrato rimorso o rispetto per la legge», si legge nella sentenza. La condanna di Kelly è considerata una pietra miliare per il movimento #MeToo essendo di fatto il primo grande processo per abusi sessuali nel quale la maggior parte delle accusatrici e vittime erano donne afroamericane.

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