sabato, 13 Agosto 2022

Colombia, incendio nel carcere di Tuluá: morti 52 detenuti. Gustavo Petro: “Ripensare a politica giudiziaria”

È stata aperta un'indagine sull'incendio al carcere colombiano di Tuluá. Sembrerebbe che il rogo sia scoppiato dopo che i detenuti hanno dato fuoco ad alcuni materassi per impedire alle guardie di fermare un tentativo di evasione.

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Un tentativo di evasione si è trasformato in una vera e propria tragedia nel carcere di Tuluá, in Colombia a ovest della Capitale Bogotà. Un incendio, scoppiato durante una rivolta innescata da alcuni detenuti, ha portato alla morte di ben 52 carcerati e a 30 feriti, ora ricoverati in ospedale. Sulla vicenda è stata aperta un’indagine, come affermato dal generale a capo dell’agenzia carceraria del paese, Tito Castellanos, che ha spiegato come l’incendio sia scoppiato dopo che i detenuti hanno dato fuoco ad alcuni materassi per impedire alle guardie di fermare una protesta. “Solidale con le famiglie delle vittime” ha dichiarato su Twitter il presidente colombiano uscente Iván Duque, che si trova al momento in Portogallo, aggiungendo “di aver dato istruzioni” per portare avanti le indagini così da far luce “a questa terribile situazione”.

“Lo Stato colombiano ha pensato al carcere come a un luogo di vendetta e non di riabilitazione” scrive il presidente eletto Gustavo Petro e aggiunge che quanto accaduto a Tuluá “obbliga a un completo ripensamento della politica carceraria affinché venga messa al centro la dignità del detenuto“. È noto a tutti infatti che le carceri colombiane hanno un grave problema di sovraffollamento. Secondo i dati ufficiali, ci sono 81mila posti, ma le persone presenti sono circa 97mila. Solo la prigione di Tuluá conta 1.267 detenuti e l’ala dove è scoppiato l’incendio ne ospitava 180. Dai video e dalle drammatiche immagini che stanno mostrando in queste ore, anche sui social e sui media nazionali colombiani, si vedono i familiari dei carcerati che aspettano all’esterno per avere notizie dei loro cari. Finora solo 17 delle 51 vittime sarebbero state identificate, secondo quanto comunicato dall’amministrazione penitenziaria.

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