sabato, 13 Agosto 2022

Sui nostri corpi

La decisione della Corte Suprema USA conferma che, ancora una volta, una maggioranza di uomini ha legiferato sul corpo delle donne e delle persone con utero. Non siamo libere, non siamo liberi. Non siamo al sicuro.

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La vedete la foto qui sopra? Sono i membri della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America che il 24 giugno hanno ribaltato la storica sentenza Roe vs Wade del 1973 che garantiva legalmente alle donne statunitensi l’accesso all’interruzione di gravidanza. Notate qualcosa di particolare? Ad esempio, che i giudici che compongono la più alta corte della magistratura federale è composta da sei uomini e tre donneAncora una volta, una maggioranza di uomini ha legiferato sul corpo delle donne e delle persone con utero; ha scelto per loro.

Da adesso, in 22 stati su 50 l’aborto potrebbe diventare un reato. In Arkansas, Idaho, Mississippi, Missouri, North Dakota, Kentucky, Louisiana, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah and Wyoming, le cosiddette leggi grilletto prevedono che il divieto entri in vigore immediatamente. Ma in altri, come California e New York, saranno varate leggi federali che rafforzeranno il diritto all’interruzione di gravidanza. “A coloro che vogliono un aborto nel Paese, sappiate che qui siete le benvenute – ha assicurato il sindaco della Grande Mela, Eric Adams. Faremo ogni sforzo per assicurare che i servizi riproduttivi restino disponibili e accessibili per voi”.

Potrebbe essere la luce alla fine del tunnel. Ma non tutte le donne e le persone con utero negli States hanno gli occhi per vederla. È evidente, anche in questo caso, come il diritto all’aborto – oltre ad essere una questione di libera scelta, autodeterminazione e salute – sia prima di tutto una questione di classe. Per una persona ricca non sarà affatto un problema potersi spostare per accedere a un diritto; ma chi non ha le risorse? Cancellare l’accesso all’interruzione di gravidanza non impedirà alle persone di abortire, piuttosto le esporrà a maggiori rischi, le indurrà alla clandestinità. Chi non sceglierà la via della gruccia, sarà costretta o costretto a mettere al mondo una vita che non vuole. Quante altre persone dovranno lottare da sole contro la depressione post partum? Quanti altri neonati verranno abbandonati negli ospedali, o peggio, in strada?

In Italia c’è chi festeggia, definendo la coercizione riproduttiva una vittoria, una conquista che merita anche il nostro Paese. Non sono passate nemmeno 24 ore dalle prime dichiarazioni e, invece di preoccuparci, abbiamo creato meme. Memiamo su tutto, ridiamo di tutto e di tutti, senza pensare alle conseguenze. Senza renderci conto che ridiamo di chi ha il coltello dalla parte del manico. Quella stessa persona che mettiamo in ridicolo (pensando che possa servire davvero a qualcosa), non molti anni fa, è quasi riuscito a proporre un ddl che, di fatto, metteva a rischio la legge sul divorzio.

Non possiamo dare per scontati i diritti che abbiamo acquisito. Non possiamo permetterci di restare con le mani in mano e fare meme, ignorando l’imminente arrivo del giorno in cui ci ritroveremo nella trasposizione di Orologi Rossi di Leni Zumas o de Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood.

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