sabato, 13 Agosto 2022

“Sono completa e felice anche così”: una donna ha il diritto di non volere figli. La scelta di Vanessa

Ogni donna deve avere il diritto di non voler diventare madre. Distruggere il luogo comune dell'orologio biologico e del pregiudizio del "per sentirsi completa bisogna fare un figlio" è un primo passo per concedere al mondo femminile un nuovo potere: essere felice.

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Vanessa ha 40 anni, l’unica tra le sue amiche a non aver avuto ancora figli. Sono anni che aspetta, invano, che le arrivi l‘istinto materno, quello che ti fa provare gioia non nel vedere i figli degli altri, ma nell’immaginarne uno tutto suo. “Prima o poi arriverá”, diceva con aria compiaciuta a se stessa e ai suoi parenti che puntualmente, alle feste comandate, le chiedevano: “Quando un nipotino?”. A questa domanda dovrebbe esistere una sola risposta universale: “Quando lo deciderò io. Anzi, io ho il diritto di non voler diventare madre!”. Il luogo comune dell’orologio biologico, della giusta età per mettere al mondo un neonato o del conteggio degli anni per avere nonni giovani non sono scuse plausibili per far sentire in colpa una donna sulla quarantina, in realtà nessuna in generale. Per sentirsi completa una donna non deve per forza procreare, le può bastare tutto il resto.

La prima a “infrangere” il tabù del non volere figli è stata Cameron Diaz, seguita da Jennifer Aniston, Eva Mendes, Fergie e tante altre. Una scelta che può nascondere il desiderio di sottrarsi all’agonismo genitoriale, all’overparenting, cioè un eccessivo interesse e protezione nei confronti dei figli. C’è chi è terrorizzata dal parto, chi non accetta il cambiamento del proprio corpo, chi sa di non voler mettere in secondo piano il lavoro. E poi c’è chi soffre perché non sente questo famigerato desiderio. Decidere di non fare figli non è un reato. I genitori “tradizionali” che fanno tutto in ordine, seguendo orari, anni e schemi biologici preimpostati, a volte possono essere egoisti tanto quanto quelle donne che scelgono di mettere da sole al mondo un neonato, che scelgono di non farlo proprio o che “usano” un figlio per sanare un rapporto precario o fallimenti personali. E allora c’è qualcosa che non torna. La verità è che ognuno ha il diritto di essere felice, come vuole. Fatevene una ragione.

Il tasso di natalità globale diminuisce, i sentimenti contrastanti di maternità crescono. Il Global Burden of Disease Study ha riportato che il tasso di natalità globale è dimezzato dal 1950, mentre una gestante su cinque dichiara di non essere sicura di voler davvero la maternità. I motivi per cui le donne scelgono di non aver figli sono tanti. Secondo un rapporto dell’USDA, Dipartimento dell’agricoltura degli USA, di pochi anni fa, ma sicuramente sempre attuale, crescere un bambino è costoso: i genitori americani spendono in media più di 230mila dollari per un figlio fino ai suoi 17 anni. Gli ambientalisti, invece, farebbero un discorso che alle orecchie di molti sembrerebbe assurdo e amorale: un figlio in meno in ogni famiglia può far risparmiare quasi 60 tonnellate di emissioni CO2. Ma Vanessa ha ignorato tutti questi studi. A lei non interessa proteggere l’ambiente o non spendere soldi. A lei interessa essere donna, felice e realizzata con quello che ha: un marito, un lavoro, i vestiti e i viaggi. La maggior parte di noi crede che chi sceglie volontariamente di non avere figli vivrà una vita “incompleta”: in un articolo del magazine cinese online Sixth Tone, Fan Yiying scrive che “i cinesi provano sdegno nei confronti delle coppie che scelgono di non fare figli”. Ma sono proprio loro a fare la differenza, a “distruggere” una cultura radicata nel tempo su ciò che una donna dovrebbe fare. Sconfiggere il pregiudizio è il primo passo per rendere la decisione normale.

Da non sottovalutare nemmeno la scelta di chi per imprudenza, felicità momentanea o incoscienza mette al mondo un figlio e dopo qualche anno lo uccide: una madre può dare la vita e allo stesso tempo toglierla. Ecco, questo è il comportamento da condannare. In Italia, negli ultimi vent’anni sono stati oltre 480 i bimbi uccisi per mano dei genitori: sei delitti su dieci sono stati commessi dalle madri. La tragedia di Medea non ci ha insegnato nulla. Siamo ancora qui, fermi al punto di partenza. Dall’omicidio di Cogne nel 2002 a quello di pochi giorni fa, nel catanese, di Elena, bimba di cinque anni uccisa a coltellate da sua madre. I figli bisogna meritarseli.

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